Ronnie James Dio This Is Your Life

ronnie-james-dio-this-is-your-life-recensione-2014 2.5/5
Una raccolta a scopo di beneficenza, quindi approvata a prescindere, ma che non osa per nulla, e offre solo un paio di grosse sorprese. Sì insomma, i Metallica a nastro e il resto cadrà nel dimenticatoio.

Anche il tributo allo scomparso Ronnie James Dio, come tutti i tributi, è un concentrato di paraculaggine, cose parecchio brutte ma anche piacevoli sorprese. Il succo del discorso si riduce ai soliti punti di tutti i tributi: la ragione di esistere delle cover in sé e la presenza o meno di determinati individui.
Qua si apre una questione epocale: che senso ha una cover anonima, per quanto fatta bene, ma che cerca solo di ricopiare l’originale? Anthrax, Adrenaline Mob…potrebbe essere chiunque a svolgere un compitino decente e via. Vabbeh, divertente eh? Ma allora tanto vale ascoltarsi gli originali. Halestorm e Corey Taylor? Presenti solo per buttare dentro gente ‘del momento’, ma l’apporto artistico è pari alla noia pura. I Killswitch Engage? Nel 2000 più o meno era già uscito un tributo a Dio (“Holy Dio”) pieno di tutto il powerone che andava all’epoca, gente che di sicuro ci credeva. Se qualcuno avesse parlato di Killswitch Engage in un tributo a Dio sarebbe stato bandito dal Gods Of Metal a vita…
A questo punto meglio la presenza dei Tenacious D: il loro tributo è sincero e hanno più avuto a che fare loro con Ronnie piuttosto che il cantante dei Saxon mixato male sui Motorhead. Non è tutto da buttare via comunque: gli Scorpions fanno una bella figura, Glenn Hughes svetta da quale gran signore di classe che è, con una versione di “Catch the Rainbow” davvero emozionante.

Poi qua ci va una pausa.

Un bel po’ di spazio bianco.

E poi si inizia a parlare dell’unica cosa che interessa davvero a tutti: il pezzo dei Metallica.
I quattro stronzi hanno la grande idea di fare un medley di brani da “Rising” dei Rainbow, buttando giù dieci minuti che si mangiano via tutto il resto del disco. Grande idea, artisticamente valida, realizzata pure meglio. Hetfield sembra ringiovanito e tira fuori una voce in cui nessuno credeva più, la costruzione del pezzo è divertente, come se fosse una lunga intro a “Kill The King”, che quando attacca è davvero davvero davvero qualcosa che dai Metallica avevamo bisogno di sentire. Poi beh, l’effetto è lo stesso, agrodolce, che fece a suo tempo il medley dei Mercyful Fate: bellissimo, fighissimo ma perché queste cose le fanno bene con le canzoni degli altri e non sono più capaci di fare pezzi loro?

In definitiva una raccolta a scopo di beneficenza, quindi approvata a prescindere, ma che non osa per nulla, e offre solo un paio di grosse sorprese. Sì insomma, i Metallica a nastro e il resto cadrà nel dimenticatoio.


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