Sarke – Oldarhian

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Probabilmente Sarke, al secolo Thomas Berglie, con questo suo nuovo progetto sta riuscendo a creare quello che non gli è riuscito con i Khold. Ossia un black metal intriso di rimandi al thrash più lercio e mefitico degli Ottanta, irrobustito però da una forte componente tastieristica capace di aumentarne la componente atmosferica. Evidentemente per farlo

Probabilmente Sarke, al secolo Thomas Berglie, con questo suo nuovo progetto sta riuscendo a creare quello che non gli è riuscito con i Khold. Ossia un black metal intriso di rimandi al thrash più lercio e mefitico degli Ottanta, irrobustito però da una forte componente tastieristica capace di aumentarne la componente atmosferica. Evidentemente per farlo aveva bisogno dell’aiuto di Nocturno Culto (Darkthrone), di quella voce in grado di dare al tutto un tocco morboso, in grado di fornire il senso di catastrofe incombente, in grado di moltiplicare il tasso di oscurità. Buon per noi, che possiamo goderci uno dei ‘supergruppi’ più riusciti in ambito estremo.

Oldarhian” segue grossomodo la strada tracciata dal debutto “Vorunah” (2009): black primitivo, minimalista e claustrofobico che rende omaggio ai prime mover della scena, andando a pescare ancora più indietro, sino ai Celtic Frost, ai Bathory, ai Venom e, perché no?, persino ai Motorhead (cfr. il riff e le ritmiche di “Flay The Wolf”), senza però dimenticare un tocco più moderno negli arrangiamenti, che potrebbero persino ricordare qualcosa degli ultimi Satyricon o degli stessi Khold e Darkthrone. Questo è però un lavoro più rifinito nei particolari e nel suono, in cui la velocità si abbassa e la presenza delle tastiere (c’è anche il pianoforte in alcuni pezzi) diviene ancora più importante, facendo raggiungere ai Sarke le derive del depressive alla Shining (“Captured”, macabra ballad pianistica), del doom alla Black Sabbath (cfr. il riff in tremolo nella stupenda “Burning Of The Monoliths”) e del black sinfonico, o per lo meno di quello strano sinfonismo minimalista che promana da tracce come “Paradigm Lost” e “Condemned”, quest’ultima impreziosita da lugubri rintocchi di campane. Non mancano comunque episodi più dinamici e neppure assoli di chitarra in perfetto old school style, tutti elementi che donano varietà e gusto all’album. Forse il brano che più riassume il senso del cd è proprio “Passage To Oldarhian”, in cui l’introduzione arpeggiata conduce in un mondo arcano e misterico, sferzato però dal fragore delle chitarre e della batteria e lacerato dall’urlo di Nocturno Culto.

Un successo su tutti i fronti; “Oldarhian” è sicuramente una delle opere da tenere d’occhio in ambito metal nel 2011.

Stefano Masnaghetti

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