[Sludge Metal] Eyehategod – Preaching The End – Time Message (2005)

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Methamphetamine – Serving Time In The Middle Of Nowhere – Sabbath Jam – Age Of Bootcamp – I Am The Gestapo – Jackass In The Will Of God (live) – Revolution/Revelation (live) – International Narcotic – 36 Beers And A Ball Of String – Turn Troubled Tables www.eyehategod.com www.emeticrecords.com Accasatisi presso la minuscola ma combattiva

Methamphetamine – Serving Time In The Middle Of Nowhere – Sabbath Jam – Age Of Bootcamp – I Am The Gestapo – Jackass In The Will Of God (live) – Revolution/Revelation (live) – International Narcotic – 36 Beers And A Ball Of String – Turn Troubled Tables

www.eyehategod.com
www.emeticrecords.com

Accasatisi presso la minuscola ma combattiva Emetic, tornano gli estremisti sonori di New Orleans, tra gli alfieri di quello che oggi si indica genericamente come sludge – metal: un magma di note che devono tanto ai Black Sabbath e al doom più lento quanto alle accelerazioni più violente e pesanti dell’hardcore. Chiuso il brevissimo excursus “storico”, passiamo a parlare del disco: che non si tratta di un nuovo album, bensì di una raccolta di rarità ed inediti. Ci sono versioni alternative di brani usciti originariamente su album ufficiali (“Methamphetamine” e la traccia successiva, apparsa nella colonna sonora dell’assurdo “Gummo”), un altro paio di pezzi apparsi su degli split – 7 pollici con Soilent Green e i nostri connazionali Cripple Bastards (rispettivamente “Age Of Bootcamp” e “I Am The Gestapo”), una delirante jam in onore dei Black Sabbath (ho riconosciuto riff tratti da “Hand Of Doom” e “N.I.B.”, tra gli altri), un altro paio di pezzi registrati dal vivo in Giappone, per finire con tre inediti assoluti, versioni demo di canzoni che andranno a formare il nuovo disco. Per il resto c’è poco da dire: gli Eyehategod non cambiano pelle, e anche in questo caso per 40 minuti si assiste ad un bombardamento di distorsioni a manetta, zeppo di passaggi melmosi e asfissianti alternati ad urla bestiali (Michael Williams sfodera una prova maiuscola dietro il microfono); la solita ricetta di chi ha costruito un’intera carriera, peraltro inattaccabile, sopra la trasposizione del malessere fisico e mentale in musica. Le registrazioni sono grezze e sporche come non mai, ma per chi ama questo gruppo e questo tipo di suono non rappresentano un handicap: in ogni caso si tratta di materiale adatto solamente a chi segue ogni battito di ciglia del quartetto e di gruppi quali Crowbar, Electric Wizard, Bongzilla, ecc. Tutti quelli che non conoscono gli Eyehategod o non hanno dimestichezza con il genere, s’indirizzino piuttosto sul micidiale trittico “In The Name Of Suffering/Take As Needed For Pain/Dopesick”.

S.M.

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