[Sludge Metal] Kingdom Of Sorrow – Kingdom Of Sorrow (2008)

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Hear This Prayer For Her – Grieve A Lifetime – Piece It All Back Together – Led Into Demise – Demon Eyes (Demonized) – With Unspoken Words – Free The Fallen – Screaming Into The Sky – Lead The Ghosts Astray – Begging For The Truth – Buried In Black http://www.myspace.com/kingdomofsorrowhttp://www.relapse.com Kingdom Of Sorrow, ossia

Hear This Prayer For Her – Grieve A Lifetime – Piece It All Back Together – Led Into Demise – Demon Eyes (Demonized) – With Unspoken Words – Free The Fallen – Screaming Into The Sky – Lead The Ghosts Astray – Begging For The Truth – Buried In Black

http://www.myspace.com/kingdomofsorrow
http://www.relapse.com

Kingdom Of Sorrow, ossia sorta di supergruppo sludge – southern nato sotto l’egida della Relapse, che annovera tra i suoi membri gente del calibro di Kirk Windstein (Down, Crowbar), Steve Gibb (Down, Black Label Society) e Jamey Jasta (Hatebreed). Questo è il loro primo disco, molto pompato dalla stampa specializzata e dalla Relapse stessa: peccato sia uno dei lavori più inutili e scontati usciti nel corso di quest’anno.

Certo, visti i musicisti coinvolti nel progetto era ovvio attendersi un determinato sound, molto ben focalizzato e circoscritto. Infatti tutti gli undici pezzi che compongono l’album si muovono entro le medesime coordinate stilistiche: roccioso sludge – core a là Crowbar, con qualche suggestione sudista presa a prestito da Down e Black Label Society (meno presente l’influenza degli Hatebreed). Per il resto, non c’è un solo momento nel quale si possa riconoscere un genuino sforzo creativo da parte della band; tutto è come ci si aspettava che fosse, quasi quaranta minuti suonati con il pilota automatico e il minimo dispendio possibile di estro e fantasia. La produzione è ottima, alcune canzoni risultano persino gradevoli (“Led Into Demise” e “Hear This Prayer For Her” su tutte), ma il tiro è mille volte inferiore rispetto a quello sprigionato dai gruppi d’origine, rendendo così i Kingdom Of Sorrow una sbiadita fotocopia delle band madri.

Non vedo a chi possa interessare un’opera del genere, destinata ad essere dimenticata nel giro di pochi mesi: non ai fan di Crowbar, Down e gruppi simili, ché di musica dello stesso genere ce n’è molta in giro, e spesso anche migliore; non ai fan degli Hatebreed e del metalcore in generale, ché il platter in questione è lontano mille miglia dalle sonorità caratteristiche di quest’ultimo stile musicale. Rimane solo da notare come sia divenuta una costante della Relapse alternare grandi successi (Baroness e Genghis Tron i più recenti) a clamorosi passi falsi.

S.M.

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