Soulfly Enslaved

2.5/5
Ottava release per i Soulfly di Max Cavalera. Se “Omen”, il capitolo  precedente, aveva lasciato leggermente titubanti per il rallentamento generale che sembrava aver colpito la band, “Enslaved” è il colpo di reni per riprendere il discorso dove era stato interrotto. La formazione si è, per fortuna, ricordata chiaramente cosa voglia dire pestare come se

Ottava release per i Soulfly di Max Cavalera. Se “Omen”, il capitolo  precedente, aveva lasciato leggermente titubanti per il rallentamento generale che sembrava aver colpito la band, “Enslaved” è il colpo di reni per riprendere il discorso dove era stato interrotto. La formazione si è, per fortuna, ricordata chiaramente cosa voglia dire pestare come se non ci fosse un domani. Si è tornati ad un sound totalmente thrash, ammiccante alla vecchia scuola. Due esempi su tutti: “Intervention” e “Gladiator”, che suonano molto di già sentito ma senza arrecare fastidio all’ascoltatore.

“Plata o Plomo”,  invece,  si fa apprezzare per l’uso del portoghese, idioma d’origine del vulcanico frontman. “Enslaved” non sarà il disco della vita, né sarà mai il pezzo essenziale della discografia del gruppo, ma è un tentativo onestissimo (e in parte ben riuscito) di provare a ripercorrere una strada calpestata più volte e che, a suo tempo, ha portato ottimi risultati.

Claudia Falzone


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