Swallow The Sun Emerald Forest And The Blackbird

3/5
A tre anni dal precedente “New Moon”, i Swallow The Sun tornano con la loro nuova release “Emerald Forest And The Blackbird” e riescono come sempre nell’arduo intento di rendere un genere come il melodic death ascoltabile, vuoi per soluzioni melodiche molto gradevoli, vuoi per le parti vocali, che alternano un growl potente ad un

A tre anni dal precedente “New Moon”, i Swallow The Sun tornano con la loro nuova release “Emerald Forest And The Blackbird” e riescono come sempre nell’arduo intento di rendere un genere come il melodic death ascoltabile, vuoi per soluzioni melodiche molto gradevoli, vuoi per le parti vocali, che alternano un growl potente ad un cantato pulitissimo.
Il quinto album in studio dei finlandesi è ben confezionato e sempre coerente con se stesso.

A differenza di altri prodotti che si classificano sotto il gothic/doom metal, non sembra un insieme di canzoni messe insieme a caso bensì hanno un sound che le collega e che conferisce al disco un’atmosfera vera e propria dall’inizio alla fine. “Cathedral Walls” è il pezzo più melodico e vede un featuring di spicco, alias Anette Olzon (voce dei Nightwish), e non a caso è quello con il maggior potenziale commerciale in quanto testimonia al meglio la nuova anima della formazione finnica. “This Cut Is Deepest”, tuttavia, è la traccia più bella, quella che convince di più per la sua orecchiabilità ed immediatezza: non solo, in queste note si fa sempre più viva l’impressione che questo nuovo abito gothic calzi a pennello alla band. Lo stesso discorso vale senza dubbio anche per “Night will forgive us” che, nonostante la presenza del growl, non fatica a svelare la sua natura semplice ed essenziale.
Paradossalmente, l’episodio che convince di meno è “Hate, Lead The Way”, che costituisce l’anello di congiunzione tra i vecchi e i nuovi Swallow The Sun. Ormai palese il cambiamento di stile, sembra inappropriata la presenza di un pezzo death fino al midollo.

Nel complesso, “Emerald Forest And The Blackbird” si fa ascoltare senza troppo impegno, con picchi in cui risulta davvero piacevole. I detrattori storceranno il naso perché il disco ha un’impronta palesemente commerciale, ma chi ha detto che un album orecchiabile debba essere considerato di peggiore qualità?

Claudia Falzone


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