[Swedish Death/Metalcore] Heaven Shall Burn – Invictus (2010)

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http://www.heavenshallburn.com/http://www.centurymedia.com/ A posteriori, una volta terminato l’ascolto di “Invictus”, le tracce di cui si avrà più memoria saranno l’intro e l’outro, come sempre fatte da Olafur Arnalds, autore islandese di pregevolissime e delicate composizioni strumentali di pianoforte e archi col quale gli Heaven Shall Burn hanno ormai una collaborazione di lunga data. Quasi una beffa,


http://www.heavenshallburn.com/
http://www.centurymedia.com/

A posteriori, una volta terminato l’ascolto di “Invictus”, le tracce di cui si avrà più memoria saranno l’intro e l’outro, come sempre fatte da Olafur Arnalds, autore islandese di pregevolissime e delicate composizioni strumentali di pianoforte e archi col quale gli Heaven Shall Burn hanno ormai una collaborazione di lunga data.

Quasi una beffa, ma purtroppo anche volendo essere buoni la sostanza di questo nuovo full length dei teutonici deathcorers non cambia: dopo il solito paio di tracce che riescono sempre ad impressionare per l’altissimo impatto sonoro si annega in una serie infinita di pezzi tutti uguali. Intendiamoci, i brani presi singolarmente sono più che validi e meriterebbero sicuramente una considerazione maggiore, ma purtroppo la loro ripetitività e scarsa varietà abbassa di molto il giudizio finale. Non bastano le poche sparute soluzioni “melodiche” inserite in alcuni brani, o gli innesti elettronici che donano un’aria ulteriormente tamarra (“Combat”, “The Lie You Bleed For”) ad una produzione già di suo ultra pompata: il tutto viene immancabilmente risucchiato in quel  vortice sonoro che è quel muro di chitarre tiratissime, doppia cassa e vocals corrosive, vero marchio di fabbrica dei tedeschi, da cui sembrano però incapaci (o non intenzionati, visto che la conclusiva “Given In Death” con la vocalist Sabine Weniger dei Deadlock mostrerebbe segnali incoraggianti in questo senso) a discostarsi.

Un lavoro che lascia (purtroppo) ben poco: solo per chi li adora o non li conosce ma ama il lato più estremo del genere, per tutti gli altri basta un disco precedente a caso.

Nicolò Barovier

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