[Symphonic Black Metal] Limbonic Art – Phantasmagoria (2010)

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  http://www.myspace.com/officiallimbonicarthttp://www.candlelightrecords.co.uk/ Il duo norvegese formato da Daemon e Morfeus aveva stupito l’intero mondo del black metal sinfonico con il suo primo lavoro, nell’ormai lontano 1996: l’astrale “Moon In The Scorpio”, infatti, vantava un sinistro amalgama fra riffing di chitarra ultraveloce, ai confini con il thrash, e raggelanti fraseggi di tastiera che distingueva da subito

 

http://www.myspace.com/officiallimbonicart
http://www.candlelightrecords.co.uk/

Il duo norvegese formato da Daemon e Morfeus aveva stupito l’intero mondo del black metal sinfonico con il suo primo lavoro, nell’ormai lontano 1996: l’astrale “Moon In The Scorpio”, infatti, vantava un sinistro amalgama fra riffing di chitarra ultraveloce, ai confini con il thrash, e raggelanti fraseggi di tastiera che distingueva da subito il progetto Limbonic Art dalle altre band coeve che si dilettavano dello stesso genere musicale; mi riferisco, principalmente, a Cradle Of Filth e Dimmu Borgir. Sembrava fosse nato un nuovo gruppo in grado di dar del filo da torcere ai complessi appena citati, invece i Limbonic Art non riuscivano a decollare definitivamente. “In Abhorrence Dementia” (1997) era un buon disco, ma non confermava del tutto i presagi di gloria che il debutto aveva lasciato intendere, e gli album successivi franavano via via nell’anonimato, schiavi di un songwriting eccessivamente monocorde e opaco, tralasciando alcuni spunti industrial del tutto fuori luogo. Una band finita?

Evidentemente no, se il risultato di tre anni di silenzio si chiama “Phantasmagoria”. In realtà oggi i Limbonic Art sono una one man band a tutti gli effetti, dato che Morfeus se n’è andato per la seconda volta (definitivamente?) e ad occuparsi di tutto ci pensa Daemon. Tuttavia quello che importa è il risultato finale, qui finalmente degno di nota. Con il sesto lavoro in studio l’act scandinavo si riappropria, almeno in parte, delle atmosfere siderali delle prime due opere, in bilico, come di consueto, fra oscurità terrestri e bagliori di stelle lontane, avvolte nelle tenebre della notte. Percezioni mentali che si concretizzano attraverso un symphonic black classicamente anni Novanta: nel loro caso, come sempre, si corre velocissimo, propulsi da riff al fulmicotone e blast beat costanti. Quello che è tornato a risplendere è il lavoro di synth, efficace e in grado d’innalzare la qualità media dell’album. Da tempo non sentivamo, in un LP marchiato Limbonic Art, pezzi della bellezza di “Portal To The Unknown”, “Crypt Of Bereavement”, “A Black Sphere Of Serenity”, “Astral Projection” o della title track stessa. Diretti ma allo stesso tempo colmi di fascino, in cui le due componenti musicali della band, quella sinfonica e l’altra più propriamente metal, s’intessono perfettamente l’una nell’altra.

Avvicinare i fasti di un tempo, però, non vuol dire raggiungerli completamente. E “Phantasmagoria”, infatti, risulta in ogni caso inferiore a “Moon In The Scorpio”, forse anche a “In Abhorrence Dementia”. Colpa di una prolissità francamente eccessiva (vizio comune oggigiorno, vero, ma 71 minuti sono troppi nel nostro caso); di numerosi filler, presenti soprattutto nella parte centrale del cd; di una drum machine non sempre a fuoco, anche a causa di una spiacevole tendenza a non rallentare quasi mai i tempi, salvo un paio di eccezioni. Elencati i difetti, rimane comunque da ribadire l’ottimo lavoro svolto da Daemon, che da solo è riuscito a risollevare, seppur parzialmente, la nomea dei suoi Limbonic Art, che con “Phantasmagoria” pubblicano un’opera in grado d’interessare profondamente tutti gli estimatori del black sinfonico di classe.

Stefano Masnaghetti

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