[Symphonic Black Metal] Summoning – Oath Bound (2006)

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Bauglir – Across The Streaming Tide – Midrautas Vras – Might And Glory – Belerian – Northward – Menegroth – Land Of The Dead http://www.napalmrecords.com/promo/summoningp.htmlwww.napalmrecords.com Grande ritorno per Silenius e Protector, da sempre gli unici due numi tutelari dei Summoning. Un grande ritorno principalmente per due ragioni: in primo luogo erano passati ben cinque anni

Bauglir – Across The Streaming Tide – Midrautas Vras – Might And Glory – Belerian – Northward – Menegroth – Land Of The Dead

http://www.napalmrecords.com/promo/summoningp.html
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Grande ritorno per Silenius e Protector, da sempre gli unici due numi tutelari dei Summoning. Un grande ritorno principalmente per due ragioni: in primo luogo erano passati ben cinque anni dall’ultimo full – length, un silenzio interrotto solamente dal mini “Lost Tales”, peraltro contenente solo un paio di brani di vecchia composizione; non nascondo che tutto ciò mi faceva temere il peggio per il prosieguo della carriera del gruppo. Ma il motivo principale del mio gaudio è dovuto alla fattura veramente eccelsa di questo “Oath Bound”. Ero rimasto piuttosto deluso da opere eccessivamente barocche e poco a fuoco quali “Stronghold” e soprattutto “Let Mortal Heroes Sing Your Fame”: tra voci operistiche femminili, sovrabbondanza di tastiere e troppa enfasi retorica, avevo il timore che gli Austriaci avessero definitivamente smarrito la bussola; non che questi album fossero privi di attrattiva e da bocciare in toto, solamente la splendida essenzialità delle prime prove era andata perduta. Quello che riesce al nuovo platter è proprio questo, ossia il ritorno alle atmosfere e alla magia di dischi del calibro di “Minas Morgul” e “Dol Guldur”: canzoni come “Across The Streaming Tide” e la successiva “Midrautas Vras” (cantata nella lingua degli orchi!), recuperano quel “black metal fiabesco” che da sempre rappresenta l’essenza del Summoning – sound. Via tutti gli orpelli, e quel che rimane è la perfetta compenetrazione tra tastiere ambient e chitarre black, tra fondali sonori incantati e violento scream; un amalgama fonico che ha reso il duo unico nella storia del metal estremo, lontano mille miglia dalla pletora di complessi di black sinfonico, l’80% dei quali scialbi imitatori di Dimmu Borgir o Cradle Of Filth oppure di entrambi. Oltre alle tracce già menzionate, da segnalare assolutamente la conclusiva “Land Of The Dead”, probabilmente il capolavoro del disco, degno di figurare a fianco di classici quali “Over Old Hills” o “The Passing Of The Grey Company”. Si dice spesso che la musica dei Summoning sia la perfetta colonna sonora a Tolkien e al mondo mitico del “Signore degli Anelli”: sicuramente questo è vero, tanto che gli stessi musicisti non fanno mistero della loro devozione verso il grande scrittore Inglese. Ma la loro musica riesce a catturare i sensi e l’immaginazione anche di chi non ha letto una riga delle opere del succitato, e questa è la maggior prova della loro grandezza.

S.M.

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