[Symphonic Black Metal] Troll – Neo-Satanic Supremacy (2010)

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http://www.myspace.com/trollhttp://www.napalmrecords.com/ Per chi non lo sapesse, i Troll sono da sempre una creatura di Stian Arnesen, meglio conosciuto sotto lo pseudonimo di Nagash. La maggior parte del pubblico conosce tale musicista per la sua militanza nei Dimmu Borgir, quando la band era in ascesa e lui si occupava prevalentemente di suonare il basso. Tuttavia i


http://www.myspace.com/troll
http://www.napalmrecords.com/

Per chi non lo sapesse, i Troll sono da sempre una creatura di Stian Arnesen, meglio conosciuto sotto lo pseudonimo di Nagash. La maggior parte del pubblico conosce tale musicista per la sua militanza nei Dimmu Borgir, quando la band era in ascesa e lui si occupava prevalentemente di suonare il basso.

Tuttavia i primi due gruppi che lo videro impegnato furono i Covenant e, appunto, i Troll: con questi ultimi compose due capolavori, il truce EP “Trollstorm Over Nidingjuv” (1995) e il debut album “Drep De Kristne” (1996), ottimi esempi di black metal norvegese colto negli anni del suo massimo splendore. Successivamente giunsero “The Last Predators” (2000) e “Universal” (2001), dei mezzi passi falsi improntati a una sorta di industrial/ambient/black piuttosto velleitario e poco convincente. È dopo nove anni di silenzio assoluto, quindi, che Nagash rispolvera il suo vecchio progetto e sforna questo “Neo-Satanic Supremacy”. Che però delude le aspettative, e si rivela nettamente inferiore al mini e al disco d’esordio.

Fondamentalmente si tratta di un recupero del sound di “Drep De Kristne”, con l’aggiunta di continui ed insistiti richiami ai Dimmu Borgir e ai primi Covenant: bandite le contaminazioni industriali, il buon Arnesen e i suoi nuovi compagni allestiscono un tipico disco di black sinfonico, nel quale i canonici riff in tremolo e le sfuriate in blast – beat vengono sommersi da tonnellate di tastiere, che fungono da costante tappeto sonoro a tutti i dieci episodi della pubblicazione.

Il problema è che la totale mancanza di originalità della proposta non è neppure riscattata dalla ricerca di varietà fra i singoli brani: si assomigliano un po’ tutti, quasi tutti sono giocati sugli stessi tempi, e la correttezza esecutiva non basta a risollevare la mancanza di profondità che penalizza la riuscita complessiva delle canzoni. Tra tutte, a spiccare è solamente “Gå Til Krig”, il cui andamento ricorda i Covenant di “Nexus Polaris” che risuonano i Samael di “Eternal”. Per il resto la monotonia la fa spesso da padrona, nonostante la produzione sia impeccabile e i musicisti in questione conoscano la materia più che egregiamente. Quello che manca è proprio l’ispirazione dei primi tempi e uno straccio d’idea che non sia già stata riutilizzata migliaia di volte. Piacerà ai patiti del black più pomposo e ridondante, ma emissioni del genere, nel 2010, non sono utili alla causa della musica estrema, anzi sono perfino dannose.

Stefano Masnaghetti

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