Symphony X – Iconoclast

Symphony X Iconoclast /5
“Iconoclast” è un disco duro, cupo, livido. Riflette il concept sopra il quale è basato (la lotta uomo – macchina), e, a quattro anni di distanza dal predecessore “Paradise Lost“, conferma la svolta ‘metallica’ della band statunitense. Forse, in questo generale indurimento del sound dei Nostri, c’entra anche il passaggio d’etichetta dalla squisitamente progressiva InsideOut

Iconoclast” è un disco duro, cupo, livido. Riflette il concept sopra il quale è basato (la lotta uomo – macchina), e, a quattro anni di distanza dal predecessore “Paradise Lost“, conferma la svolta ‘metallica’ della band statunitense. Forse, in questo generale indurimento del sound dei Nostri, c’entra anche il passaggio d’etichetta dalla squisitamente progressiva InsideOut a quella che è ormai una major per il metal, la Nuclear Blast. Fatto sta che i Symphony X del 2011 picchiano duro e senza sconti.

Ovviamente non ci troviamo di fronte a una nuova versione degli Slayer. Il progressive power del gruppo è sempre chiaro e inconfondibile, così come le tastiere di Pinnella continuano a svolgere la loro indispensabile funzione di sottolineare alcuni fra i passaggi più atmosferici dell’opera (cfr. l’intro ‘pianistico’ della title – track). Eppure…eppure è un dato di fatto l’aggressività inconsueta che mostra l’ugola di Russell Allen, ai limiti del growl in “Prometheus (I Am Alive)“, così come i riff sciorinati dalla sei corde di Michael Romeo sono a volte ai limiti del thrash, mentre il tandem ritmico Rullo –  LePond pigia sull’acceleratore costantemente.

Gli highlight dell’album sono comunque parecchi e di ragguardevole fattura. A cominciare dalla già citata title – track, un intrico di cambi di tempo e d’atmosfera risolti in strutture smaccatamente prog, in cui Allen dimostra tutte le proprie elevate capacità vocali; ritmi sostenuti e un ottimo guitar work fanno di questo brano un preciso biglietto da visita per l’intero lavoro, anche se i cori simil gregoriani forse sarebbe stato meglio lasciarli da parte. E poi ancora, spiccano “Dehumanized” e il suo incipit dissonante, che nel corso del pezzo viene risolto tramite una distensione maggiormente melodica, le sferzate power – thrash di “Heretic” e la ricchezza nel riffing di “Electric Messiah“, traccia in cui alcune sfumature particolarmente ‘metalliche’ fanno addirittura pensare ai Voivod (fatti i debiti distinguo, ovviamente).

In breve, “Iconoclast” è sicuramente un disco più che valido: i Symphony X dimostrano tutta la loro classe e bravura, componendo l’ennesima opera che farà la gioia di tutti gli estimatori del metal più ‘rafffinato’. Tuttavia c’è un po’ di rammarico a pensare al tratto fine e assolutamente personale che aveva caratterizzato i loro primi capolavori ‘neoclassici’, e sto pensando soprattutto a quel miracolo di equilibrio tra luce e ombra che fu “The Divine Wings Of Tragedy” (1997). Al contrario, fra impietose rasoiate e tempi ultra sincopati, in “Iconoclast” si è persa un po’ di quella magia, colpa anche dei cori non sempre perfettamente a fuoco e in grado di incantare come un tempo; tanto che per gustare la band in un contesto più tipicamente ‘romantico’ bisogna aspettare “When All Is Lost“, che conclude il disco nella sua versione a cd singolo (infatti è disponibile anche una versione doppia, quella che il complesso consiglia di acquistare). Buon ritorno quindi, ma qualche riserva sul nuovo corso è d’obbligo.

Stefano Masnaghetti

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