Tethra At The Gates Of Doom

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Primo lavoro in studio per gli italiani Tethra, che con l’EP “At the gates of doom” vogliono darci un assaggio delle potenzialità di questo recente progetto. Doom senza troppi fronzoli, con un cantato a tratti in growl e a tratti pulito, una sezione ritmica di tutto rispetto ed una chitarra che tesse trame oscure e

Primo lavoro in studio per gli italiani Tethra, che con l’EP “At the gates of doom” vogliono darci un assaggio delle potenzialità di questo recente progetto.

Doom senza troppi fronzoli, con un cantato a tratti in growl e a tratti pulito, una sezione ritmica di tutto rispetto ed una chitarra che tesse trame oscure e pesanti come vuole la tradizione: questo in definitiva il sound del quartetto, che molto deve ai grandi del genere (il sottoscritto sente in questo lavoro una grossa influenza degli svedesi Candlemass).

La produzione non è forse al top ma i brani scorrono veloci uno dietro l’altro, e lasciano senz’altro il segno; a partire dall’opener “Everyone must die” fino alla conclusiva “My agony” i Tethra ci prendono per mano e ci portano nel loro mondo oscuro, fatto di suoni lenti, incalzanti e pesanti come macigni, dimostrandoci che la lezione del padre indiscusso Tony Iommi loro l’hanno studiata a fondo e l’hanno imparata come si deve.

Pane per i denti degli appassionati, forse meno per chi non è particolarmente avvezzo al doom e ai suoi derivati, ma in definitiva un esordio niente male per questa formazione. Da tenere d’occhio.

Corrado Riva

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