[Thrash Metal] Overkill – Immortalis (2007)

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Devils in the Mist – What it Takes – Skull and Bones (ft. Randy Blythe) – Shadow of a Doubt – Hellish Pride – Walk through Fire – Head On – Charlie Get Your Gun – Hell Is – Overkill V http://wreckingcrew.com/crew/http://music.bodoglife.net/ Sono un devoto alla causa Wrecking Crew, ergo per quanto mi riguarda ciò


Devils in the Mist – What it Takes – Skull and Bones (ft. Randy Blythe) – Shadow of a Doubt – Hellish Pride – Walk through Fire – Head On – Charlie Get Your Gun – Hell Is – Overkill V

http://wreckingcrew.com/crew/
http://music.bodoglife.net/

Sono un devoto alla causa Wrecking Crew, ergo per quanto mi riguarda ciò che fanno DD Verni e Bobby Blitz ha un valore immenso a priori. Oggettivamente parlando invece la flessione d’ispirazione in studio verificatasi con gli ultimi lavori (“Killbox 13″ e “Relixiv”) aveva lasciato alquanto deluso anche il sottoscritto. Senza allargare troppo il giro (facendo felice chi sostiene che “sono morti dopo horrorscope”, “no dopo wfo”, “no l’ultimo bello è taking over”, “… insert your minchiata here … “), “Immortalis” rimette le cose a posto e si candida a essere uno dei dischi più interessanti del post “Wfo”, vero e proprio spartiacque per chi scrive della carriera dei nostri.

L’apertura è cattivissima, opener libidinosa e seguenti episodi dal grande groove. La collaborazione di Randy Blythe (Lamb Of God), arricchisce “Skull And Bones”, per la verità forse troppo prolissa, “What It Takes” riporta a “Bloodletting”, mentre “Shadow Of A Doubt” ed “Hellish Pride” a “The Killing Kind” (e infatti sono abbastanza fiacchino entrambi). Piacevolmente Ac/Dc-iana “Walk Through Fire”, “Head On” invece ripresenta un intro di basso di Verni in apertura di un pezzo che stava bene su “Necroshine”. Si alzano i giri per il finale, affidato alle schizzate “Charlie Get Your Gun” ed “Hell Is”. Il quinto capitolo della saga Overkill invece è fuori concorso, un colpo al cuore che riprende un giro rintracciabile nelle tracce conclusive dei primi quattro dischi, inoltre sentire le distorsioni di “E.vil N.ever D.ies” e le accelerazioni del pezzo provocherà scompensi ai più nostalgici.

Insomma il disco è buono, ha qualche calo di tensione ma è sicuramente il miglior episodio dei cinque da anni a questa parte. I Nostri sono tornati dopo dei passaggi a vuoto quando pochi se l’aspettavano, ora speriamo calchino presto qualche palco in zona, luogo in cui di cali non se ne sono mai visti in una carriera quasi trentennale. Onore e gloria.

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