[Thrash Metal] The Haunted – The Dead Eye (2006)

 /5
The Premonition – The Flood – The Medication – The Drowning – The Reflection – The Fallout – The Medusa – The Shifter – The Cynic – The Failure – The Stain – The Guilt Trip http://www.the-haunted.com/http://www.centurymedia.com/ Ad un primo ascolto la domanda che può venire in mente è: “Ma non avevo comprato il nuovo

The Premonition – The Flood – The Medication – The Drowning – The Reflection – The Fallout – The Medusa – The Shifter – The Cynic – The Failure – The Stain – The Guilt Trip

http://www.the-haunted.com/
http://www.centurymedia.com/

Ad un primo ascolto la domanda che può venire in mente è: “Ma non avevo comprato il nuovo album dei The Haunted?”. Lecita, perché i pezzi che vanno a comporre “The Dead Eye” hanno poco in comune con i precedenti cd della band svedese nata nel ’96 dalle ceneri dei “At The Gates”: invece di sentire riff veloci e violenti inizialmente ciò che si nota di più è la presenza di parti melodiche e lente.
Di solito un cambiamento cosi repentino nel songwriting di una band viene accolto negativamente, ma per il quintetto dovrebbe essere esattamente l’opposto: man mano che gli ascolti si susseguono quello che sembrava un madornale errore si rivela una delle più piacevoli sorprese del 2006.
L’album di per sé è quasi un concept, in quanto narra le storie di 13 coroner, tutte viste quindi dal punto di vista medico (come si può facilmente notare dalla copertina e dal booklet all’interno) e scritte interamente da Peter Dolving (cantante originale tornato col precedente cd, “rEVOLEr”).
I brani, come anticipato prima, sono estremamente vari: pezzi lenti e, in certi casi quasi doom (“The Drowning” e”The Guilt Trip”) si alternano con potenti riff neo-thrash diventati ormai il marchio di fabbrica dei Haunted (“The Medication”, “The Shifter” e “The Stain”) che però, va ribadito, sono l’eccezione e non la regola. Da notare addirittura che in “The Fallout”, compaiono perfino suoni campionati!
Ma non è solo per le tracce musicali che “The Dead Eye” risulta così vario: lo stesso Dolving sperimenta una grande molteplicità di approcci vocali, passando dal cantato hardcore che lo contraddistingueva a complessi passaggi baritonali (“The Flood”), fino a delicate melodie lente.
In sintesi, questo è sicuramente un album che farà discutere: chi lo giudicherà un mezzo passo falso di un gruppo che ormai era accreditato come il punto di riferimento per il panorama neo-thrash e chi, a mio avviso correttamente, lo considererà una ventata di aria fresca e una nuova partenza per un genere che inizia a risentire del peso degli anni.

N.B.

Condividi.