[Thrash Metal] Trivium – The Crusade (2006)

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Ignition – Detonation – Entrance Of The Conflagration – Anthem (We Are The Fire) – Unrepentant – And Sadness Will Sear – Becoming The Dragon – To The Rats – This World Can’t Tear Us Apart – Tread The Floods – Contempt Breeds Contamination – The Rising – The Crusade http://www.trivium.orghttp://www.roadrunnerrecords.it Questo potrebbe essere il

Ignition – Detonation – Entrance Of The Conflagration – Anthem (We Are The Fire) – Unrepentant – And Sadness Will Sear – Becoming The Dragon – To The Rats – This World Can’t Tear Us Apart – Tread The Floods – Contempt Breeds Contamination – The Rising – The Crusade

http://www.trivium.org
http://www.roadrunnerrecords.it

Questo potrebbe essere il momento decisivo nella carriera dei giovanissimi Trivium. Dopo un paio di dischi in cui si puntava sul metalcore, ora i nostri hanno deciso di fare sul serio, provando a dare retta a chi li definisce i nuovi Metallica, a chi cerca in loro linfa vitale per un genere oramai morto (concetto valido per molti filoni musicali ma poco attendibile quando si parla di metal…), a chi scommette su di loro quale traino per le nuove generazioni venute su a nu metal e crossover.

La band propone una serie di brani di chiara matrice thrash degli eighties, super prodotti, curati nei dettagli per essere aggressivi e coinvolgenti nei ritornelli. Pochissime le divagazioni nel metalcore o nell’emo, le vocals pulite sono presenti in tutta la durata del platter con eccezioni limitate. Tra gli episodi migliori, da segnalare la tripletta “Detonation”, “Entrance Of the Conflagration” e “Anthem”, mentre “Ignition” non pare essere stata la scelta migliore per cominciare l’opera. Il livello del disco resta più che sufficiente calando solo in un paio di momenti, per poi riprendere quota nel finale, grazie a “The Rising” e alla strumentale “The Crusade”, in cui si manifesta ulteriormente il tributo del combo ai Metallica dell’era Burton.

“The Crusade” è un buon disco, forse troppo prolisso nei suoi 13 pezzi, ma suonato con perizia tecnica invidiabile e ricco di spunti interessanti, come ad esempio l’elevato numero di riffs old school oppure i refrain accattivanti e studiati a tavolino per colpire nel segno. Inutile dire che la volontà di emergere dei quattro ragazzi e l’evidente (e giustificata) decisione di RoadRunner e del carrozzone del business di puntare su di loro, possono davvero fare la differenza: saranno poi il tempo e soprattutto il palco a dare il verdetto finale su di loro. Per ora, se non vi piace stare dietro a polemiche inutili, sentitevi il disco e decidete da soli, consapevoli però che suonare in questo modo nel 2006, sotto un’esposizione mediatica tale, è una scelta che merita assolutamente rispetto.

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