[Thrash Metal/Hardcore] The Cavalera Conspiracy – Inflikted (2008)

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Inflikted –  Sanctuary – Terrorize – Black Ark – Ultra-Violent – Hex – The Doom Of All Fires – Bloodbrawl – Nevertrust – Hearts Of Darkness – Must Kill http://www.cavaleraconspiracy.com/http://www.roadrunnerrecords.it Voto 10 ai fratelli Cavalera: questo “Inflikted” resta la migliore mossa che si potesse fare per fomentare i fan dei Sepultura per quella reunion che,


Inflikted –  Sanctuary – Terrorize – Black Ark – Ultra-Violent – Hex – The Doom Of All Fires – Bloodbrawl – Nevertrust – Hearts Of Darkness – Must Kill

http://www.cavaleraconspiracy.com/
http://www.roadrunnerrecords.it

Voto 10 ai fratelli Cavalera: questo “Inflikted” resta la migliore mossa che si potesse fare per fomentare i fan dei Sepultura per quella reunion che, sicuramente, avverrà a breve.
Voto 9 alla scaletta che, di sicuro, verrà proposta in questo tour: un paio di brani da questo disco, qualcosina dai Soulfly e (se va grassa) dai Nailbomb e poi scaletta panico con tutti i superclassiconi dei Sepultura.
Voto 8 a “Sanctuary”, quello che è di sicuro il pezzo migliore di questo disco e che ha le carte in regola per una posizione nel best of del 2008. Pezzo tiratissimo, thrash-hardcore d’assalto con Igor Cavalera che torna a tupatup-are come ai vecchi tempi.
Voto 7 ai suoni: compatti e belli potenti. Peccato per la batteria fin troppo triggerata.
Voto 6 al disco: senza infamia e senza lode, parte bene con due pezzi mondiali, per poi perdersi in cose già sentite, alternando molti passaggi carini a numerosi sbadigli.
Voto 5 ai due gregari: alla fine, pur non strafacendo e “lasciando il segno”, escono meglio loro dei due fratelli.
Voto 4 ai fratelli Cavalera: per Max, ci si stupisce che non si sia rotto le scatole a far la stessa linea vocale da dieci anni (e anche lo stesso riff); per Igor, torna sulla scena con una prova anonima e per niente esaltante.
Voto 3 alla copertina: citando qualcuno, sembra una riedizione del logo dei Black Flag. Ok venerare il minimale, ma qui si è superato il limite.
Voto 2 al nome del gruppo: “Inflikted” poteva benissimo uscire come un disco marchiato Soulfly.
Voto 1 ai fan, che acclameranno di sicuro questo disco, e lo vedranno come il ritorno al metallo vero e pesante dei due fratelli più famosi del thrash: ripassatevi bene “Beneath the remains” e “Arise”, poi riparliamone.
Voto 0 al sottoscritto, che ha tanto parlato male di questo disco e di questa “reunion” ma che, comunque, sarà sotto il palco dell’Evolution a vederseli e a cantare a squarciagola “Chaos AD, Tanks on the streets”.

N.L.

 

 

A me non frega un cazzo se si può parlare di operazione commerciale, di raschiamento del barile, di ‘sempre la stessa roba’. Aspettavo questi pezzi da Chaos AD. Già allora avevo qualche pensiero strano, concretizzatosi nel successivo album. Mi son appunto fatto andar bene Roots. Ho sofferto per lo split e per i Sufflì e i dischi con il buon Derrick degli altri. Fino a Dark Ages, il disco dei Soulfly che mi ha fatto godere (e pensare ad Arise coi primissimi pezzi, da infarto madò) e capire che eravamo vicini alla reunion anche se c’era ancora troppo reggae della minchia e roba che non c’entrava nulla. Siamo d’accordo, mancano Paulo Jr e Kisser, siamo anche concordi sul classico discorso delle robe confezionate ad arte per i fans nostalgici, ma alla fine la musica deve provocare emozioni…e voglio vedervi, uno a uno, a dire che questo platter vi ha provocato solo fastidio: voi che direte che è sparita la magia, che la sindrome del figliol prodigo è sempre troppo comoda per chi ha cambiato strada a forza per poi tornare indietro per pagare le bollette…voglio vedervi a non esaltarvi per il nuovo lavoro dei Cavaliera Bros. Voglio vedervi non sbattere il capoccione sulla titletrack e quando Igor alza i giri dietro le pelli.
Certo magari oramai son troppo no-global, troppo grassi, troppo fuori condizione rispetto a quando li vedevamo disintegrare Barcellona in ‘Under Siege’ (come-on barcelona, let’s destroy this fucking place a metà innerself, uno di quei momenti che ti cambiano la vita, ndr) e tutti quei discorsi di cui sopra possono essere/sono verissimi, ma questo “Inflikted” è un regalo a chi c’ha sempre creduto e ha aspettato rodendosi il fegato in questi anni.
Disco per nostalgici certo, tutta roba già sentita e fatta meglio fino al 1993, ma anche disco pompato, grezzo e cattivo per le nuove leve. Insomma ora i due devono solo dimostrare on-stage di starci ancora dentro. La cosa nel mio cuore è scontata, ma nella realtà è tutta da verificare. Per ora va benissimo così.

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