[Thrash/Death Metal] Hatesphere – Serpent Smiles And Killer Eyes (2007)

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Lies And Deceit – The Slain – Damned Below Judas – Drining With The King Of The Dead – Forever War – Feeding The Demons – Floating – Let Them Hate – Absolution http://www.hatesphere.com/http://www.spv.de/ Cosa si può dire della nuova fatica dei danesi Hatesphere, “Serpent Smiles And Killer Eyes”? A molti suonerà come il solito


Lies And Deceit – The Slain – Damned Below Judas – Drining With The King Of The Dead – Forever War – Feeding The Demons – Floating – Let Them Hate – Absolution

http://www.hatesphere.com/
http://www.spv.de/

Cosa si può dire della nuova fatica dei danesi Hatesphere, “Serpent Smiles And Killer Eyes”? A molti suonerà come il solito album dalla perfetta produzione ma scarso di contenuti, il quinto in soli 6 anni, tutti (superficialmente) uguali, tutti in fila. Un po’ come le band metalcore ultraprolifiche degli ultimi tempi, pompate all’infinito da case discografiche che vedono un potenziale mercato e cercano di trarne il maggior beneficio.
Grave errore.
Chi lo giudicherà solo per questo si perderà uno degli album più pesanti e adrenalinici del 2007, perché i danesi più passano gli anni e più affinano la loro tecnica, addentrandosi sempre maggiormente dentro il genere.

Già, il genere. Difficile dare una definizione precisa del sound che ormai da un paio di uscite contraddistingue gli HS. Prendete il thrash anni ‘80, incattivitelo ed estremizzatelo. Aggiungete una voce al vetriolo a tratti hardcore che si accoppia perfettamente sia a brani veloci che a quelli più cadenzati. L’accostamento ai primi The Haunted viene naturale. Vi siete fatti un’ idea?
Parlando delle singole canzoni l’opener “Lies And Deceit” e la successiva “The Slain” pur essendo buoni pezzi non lasciano che intuire quello che sarà il massacro successivo.
Spiccano infatti per potenza e intensità “Damned Below Judas” (con un riff a metà brano che strizza l’occhiolino a “Strenght Beyond Strenght” dei Pantera), “Forever War” e “Floating”.
Da notare l’ottima cadenzata “Drinking With The King Of The Dead” coinvolgente quanto basta destinata a diventare un must in sede live.
Rispetto al precedente “Sickness Within” le innovazioni sono minimali, ma per chi apprezza il tipo di sound questo non dovrebbe essere un ostacolo all’ascolto, ma bensì una conferma che il combo danese riesce a sfornare ottimi album nonostante i brevi intervalli tra uno e l’altro. Durante gli ultimi mesi gli HS hanno subito un drastico cambio di line up con le defezioni di praticamente tutti i membri tra cui il vocalist Jacob Bredahl; vedremo se ciò porterà a un’ evoluzione nel sound oppure se il quintetto ha già raggiunto la propria massima espressività.

N.B.

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