To Die For Samsara

To Die For Samsara Recensione /5
Reduci da un biennio tormentatissimo, che ha visto anche un momentaneo scioglimento della band, finalmente vede la la luce “Samsara“, l’ultima fatica dei finlandesi To/Die/For. Il sesto album degli scandinavi è tipicamente gothic metal, con tanto di alternanza tra pezzi con un arrangiamento pseudo-arrabbiato e brani lenti, malinconici ed intimisti all’inverosimile. Come da copione, sono

Reduci da un biennio tormentatissimo, che ha visto anche un momentaneo scioglimento della band, finalmente vede la la luce “Samsara“, l’ultima fatica dei finlandesi To/Die/For. Il sesto album degli scandinavi è tipicamente gothic metal, con tanto di alternanza tra pezzi con un arrangiamento pseudo-arrabbiato e brani lenti, malinconici ed intimisti all’inverosimile. Come da copione, sono proprio i momenti più tristi quelli in cui il gruppo sembra più ispirato. Su tutti “Love’s a Sickness”, che coniuga disperazione e tristezza grazie ad un cantato sofferto. La voce, ahinoi, non è sempre convincente nella stessa misura del brano sopra citato. In “Oblivion Vision”, soprattutto, la performance del frontman rimane sul confine labilissimo che separa intonazione e stonatura.

L’unica (mezza) punta di diamante di Samsara è “Folie à Deux”, con la parte strumentale antecedente al chorus che ricorda molto il rock anni ’70. A parere di chi scrive sarebbe interessantissimo un discorso discografico in tal senso, per uscire finalmente dal cliché gothic metal in cui i To/Die/For sono imprigionati da anni. Non un disco memorabile ma si spera che, col tempo, i To/Die/For riescano a superare questo momento di stasi per proporre del materiale nuovo ed interessante.

Claudia Falzone

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