Unexpect – Fables Of The Sleepless Empire

Unexpect Fables Of The Sleepless Empire /5
Dare un seguito a “In A Flesh Aquarium” (2006) non era un compito facile, soprattutto non era affatto facile restare fedeli a una proposta di quel tipo, mostrando comunque una progressione. Gli Unexpect suonano metallo d’avanguardia. Potete pensare ai Solefald, agli Arcturus, agli Atrox, ai Gonin-Ish, poi però dovrete mischiarli. E aggiungere anche un po’

Dare un seguito a “In A Flesh Aquarium” (2006) non era un compito facile, soprattutto non era affatto facile restare fedeli a una proposta di quel tipo, mostrando comunque una progressione.

Gli Unexpect suonano metallo d’avanguardia. Potete pensare ai Solefald, agli Arcturus, agli Atrox, ai Gonin-Ish, poi però dovrete mischiarli. E aggiungere anche un po’ di tutto. E spesso tutto insieme. Il vezzo di questi giovani canadesi è infatti quello di condensare interi album (e in alcuni casi intere discografie) in un brano. E ripetere il gioco per tutti i brani del disco. Eclettici sicuramente, imprevedibili parecchio, affascinanti senza dubbio, difficili da assimilare e da seguire anche. Insomma, un gruppo ostico ma non quanto ci si potrebbe aspettare da una band che ti spara un brano da 7 minuti con stacchi di violino folk, piano, sfuriate black, intrecci progressivi, stimoli elettronici, spunti da teatro degli orchetti, brevi orchestrazioni e geometrie spesso imperscrutabili.

C’è un difetto in “Fables Of The Sleepless Empire“? Probabilmente è lo stesso di “In A Flash Aquarium”: l’incapacità di porsi limiti, porta i Nostri ad usare spesso troppe note, a mettere troppa carne al fuoco e questo ovviamente si ripercuote sull’ascolto nel suo complesso. Va anche sottolineato come, su questo nuovo lavoro, si cerchi un po’ di restare nei ranghi, questo sforzo è più spesso una sensazione che un’evidenza, ma va dato atto agli Unexpect di aver individuato il loro punto debole. In fondo anche cercare la variazione sempre e comunque può portare all’appiattimento e alla noia, vedremo cosa ci riserva il futuro, per ora godiamoci il ricco presente.

Stefano Di Noi

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