Vektor Outer Isolation

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Sono giovanissimi e vengono dall’Arizona: i Vektor di “Outer Isolation” sono tra i nomi più gettonati da chi sbava dietro alla prima fase dei Voivod e in genere apprezza tecnicismi e variazioni sul tema applicata a una matrice di thrash US vecchio stile (Watchtower tanto per fare un altro nome). Sono bravi i ragazzi, grande

Sono giovanissimi e vengono dall’Arizona: i Vektor di “Outer Isolation” sono tra i nomi più gettonati da chi sbava dietro alla prima fase dei Voivod e in genere apprezza tecnicismi e variazioni sul tema applicata a una matrice di thrash US vecchio stile (Watchtower tanto per fare un altro nome).

Sono bravi i ragazzi, grande padronanza dello strumento e una sapiente gestione di grafiche e tematiche trattate, esattamente per far presa su un pubblico nostalgico. “Tetrastructural Minds” e la title track, ancora più della lunghissima opener, rendono bene l’idea della proposta della band, che non lesina mai sulle velocità e ritmi tiratissimi, conditi da grida stridule del chitarrista/cantante David DiSanto, che spesso gioca anche a far il verso allo Schuldiner di fine anni novanta e allo Schmier prima maniera (benchè su “Dark Creations, Dead Creators” potrebbe anche essere un Angelripper pienamente anni ottanta).

Insomma c’è parecchia carnazza al fuoco interessante, vedremo se coi prossimi dischi i Vektor cercheranno di riscuotere un successo di pubblico maggiore rispetto a quello effettivamente ottenuto dai loro mentori, oppure manterranno attitudine e proposta sul piano dell’underground di qualità. Non male.

Paolo Sisa

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