[Viking/Metal] Týr – Land (2008)

/5
Gandkvæði Tróndar – Sinklars Vísa – Gátu Ríma – Brennivín – Ocean – Fípan fagra – Valkyrjan – Lokka Táttur – Land – Hail To The Hammer (2008) MySpace della bandEtichetta Discografica Che peccato. Proprio nel momento in cui bisognava sferrare il colpo decisivo, i Týr, quartetto proveniente dalle Isole Fær Øer, toppano quasi clamorosamente.

Gandkvæði Tróndar – Sinklars Vísa – Gátu Ríma – Brennivín – Ocean – Fípan fagra – Valkyrjan – Lokka Táttur – Land – Hail To The Hammer (2008)

MySpace della band
Etichetta Discografica

Che peccato. Proprio nel momento in cui bisognava sferrare il colpo decisivo, i Týr, quartetto proveniente dalle Isole Fær Øer, toppano quasi clamorosamente. Partiti come band di nicchia, in breve tempo i nostri si sono fatti strada prepotentemente con album dalla caratura sempre maggiore e dallo stile personale, fino a diventare dei big della scena viking attuale. La grande attesa che ha preceduto Land, il quarto lavoro in carriera, si è immediatamente trasformata in amarezza.

Ma cosa è successo? I Týr semplicemente si sono trovati a corto di idee, alle prese con le solite arie faroesi da valorizzare con un supporto metallico/strumentale adeguato, che però stavolta è venuto meno. Così facendo, il sound carico di fascino di dischi come How Far To Asgaard si è perso, lasciando il posto a una sequela abbastanza noiosa di richiami alla tradizione musicale tipica delle isole, e la complessità e gli slanci prog di Eric The red e Ragnarok sono rimasti affossati da un songwriting prolisso, privo della freschezza e dei colpi di classe a cui i Týr ci avevano abituato.

Non è cambiato molto dal punto di vista stilistico dal precedente (bellissimo) Ragnarok, anzi, praticamente niente. La preparazione tecnica dei musicisti è sempre di primo piano, la voce del cantante/chitarrista Heri Joensen è sempre affascinante, il gusto melodico è rimasto intatto. Eppure Land non decolla, rimane avvinghiato al terreno, affossato da elementi folk che vengono ripetuti quasi allo sfinimento, a cui i ragazzi non hanno dato sfogo nelle progressioni tipiche di brani come The Hunt, The Edge o Regin Smiður. Lo stesso Joensen aveva preannunciato un album più folkeggiante e legato alle musiche tradizionali faroesi (ma non solo, pure norvegesi e islandesi), ma anche il talento di arrangiare melodie popolar in brani dal gusto metallico sembra venuto meno. Basti ascoltare un brano come Sinklars Vísa e confrontarlo con l’irresistibile The Wild Rover, per capire la differenza.

Un passo falso inaspettato, che non mette in secondo piano la caratura dei Týr, capaci di piazzare bei colpi pure in disco non irresistibile, ma che dovrebbe far riflettere i nostri. Da ascoltare solo dopo aver gustato i tre album precedenti.

Stefano Risso

Condividi.