We Are The Ocean – Go Now And Live

we are the ocean go now and live recensione 4/5
Sarà che a pensar male, molto spesso, ci si azzecca, ma la “moda” di molte band britanniche che, da un giorno all’altro, ammorbidiscono il loro sound puzza. E fa pensare che la motivazione alla base di tutto sia una sola: l’esplosione di pubblico. Di recente c’è chi lo ha fatto abbastanza sfacciatamente (Architects) e chi

Sarà che a pensar male, molto spesso, ci si azzecca, ma la “moda” di molte band britanniche che, da un giorno all’altro, ammorbidiscono il loro sound puzza. E fa pensare che la motivazione alla base di tutto sia una sola: l’esplosione di pubblico. Di recente c’è chi lo ha fatto abbastanza sfacciatamente (Architects) e chi velatamente (Your Demise); alla lista si aggiungono anche i We Are The Ocean con il nuovo Go Now And Live. Ma non discutiamo sulla credibilità della mossa, quello è gossip. A noi interessa solo la qualità, e con il nuovo disco degli inglesi si gode forte.

Sì, perché Go Now And Live, pur segnando una svolta che non lascia indifferenti, contiene dieci pezzi della madonna che possono essere solamente etichettati come rock. Troppe le differenze tra i brani del precedente Cutting Your Teeth ed episodi come Trouble Is Temporary, Time Is Tonic e le ballad Runaway e Now & Then. La carta della svolta è il cantante Dan Brown: smette di vomitare la rabbia di fronte all’ascoltatore e diventa un interprete più maturo che, in alcune parti, viaggia a cavallo tra country e blues, al punto di ricordare Kid Rock sulla finale Before I Die. Anche gli altri We Are The Ocean si adattano al nuovo corso alla loro maniera: piede sull’acceleratore per buona parte dei 30 minuti, ma anche melodie facili, chitarre meno aggressive e più influenzate dall’hard and heavy americano e ritornelli dal coro facile.

Credibili come una banconota da un euro, i We Are The Ocean riescono ad inanellare comunque un lavoro ottimo, tra le sorprese più interessanti uscite dal Regno Unito in un 2011 ad un passo dal giro di boa. Non lasceranno il segno, ma il valore del nuovo materiale è indiscutibile: mestieranti di lusso.

Nicola Lucchetta

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