Your Demise The Golden Age

3.5/5
Trenta minuti tirati e ospiti come non ci fosse un domani: si potrebbe riassumere così “The Golden Age“, il ritorno discografico dei britannici Your Demise a due anni di distanza dal precedente “The Kids We Used To Be“. Con l’ultimo album la band del Sud dell’Inghilterra sembra voler continuare quel percorso evolutivo che, pur mantenendo

Trenta minuti tirati e ospiti come non ci fosse un domani: si potrebbe riassumere così “The Golden Age“, il ritorno discografico dei britannici Your Demise a due anni di distanza dal precedente “The Kids We Used To Be“. Con l’ultimo album la band del Sud dell’Inghilterra sembra voler continuare quel percorso evolutivo che, pur mantenendo ben solide le radici del passato, ha visto ricollocare la loro proposta ad una fanbase potenzialmente più vasta.

La presenza di tre generi vicini ma molto diversi tra loro come l’hardcore, il punk rock e il pop punk può spaesare chi non ha avuto l’occasione di entrare in contatto con il precedente lavoro. Anche se in alcuni brani la fusione c’è (e ben riuscita, sul singolo “Forget About Me“), nel resto di “The Golden Age” i generi sono proposti in maniera “settoriale“: ne è un esempio l’inizio, con la terremotante title track, alla quale seguono la easy listening “These Lights” e l’hardcore “Born A Snake“. La disarmonia a livello di generi musicali comunque non pesa per nulla sulla qualità del lavoro, che resta comunque medio-alta in tutti i brani. Escludendo il pezzo con Josh Franceschi dei You Me At Six “A Decade Drifting” (a conti fatti tra i migliori del lotto), il contributo degli altri ospiti è pressoché nullo: una lista ricca che però non aggiunge, e per fortuna non toglie, nulla ai brani.

The Golden Age” non sarà il miglior lavoro degli Your Demise, e la svolta “commerciale” intrapresa con il precedente disco causa ancora più di un mal di pancia tra i fan della prima ora. In ogni caso, la coerenza con la quale sono arrivati nel 2012 li rende una band degna di stima: gli inglesi sono capaci di mettersi in gioco e di rischiare con lavori mai slegati rispetto al passato. E già questo è un traguardo del quale dovrebbero andare fieri.

Nicola Lucchetta

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