A Classic Education Call It Blazing

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Non avrei mai scommesso su di loro. Invece è bello essere disattesi. La band di Bologna capitanata dall’italo/canadese Jonathan Clancy è sempre sembrata il suo progetto B, rispetto ai convincenti Settlefish. A Classic Education sono in giro da un po’ di annetti ma non mi hanno mai convinto. Nonostante l’hype nostrano già stravedeva. Dopo svariati

Non avrei mai scommesso su di loro. Invece è bello essere disattesi. La band di Bologna capitanata dall’italo/canadese Jonathan Clancy è sempre sembrata il suo progetto B, rispetto ai convincenti Settlefish. A Classic Education sono in giro da un po’ di annetti ma non mi hanno mai convinto. Nonostante l’hype nostrano già stravedeva.

Dopo svariati concerti, anche all’estero, sette pollici e due ep arriva il fatidico momento del disco vero e proprio. Ed è un disco di canzoni ispiratissime, dove la band ha trovato la giusta focalizzazione della propria strada (all’inizio erano un po’ gli Arcade Fire de noaltri). Di sicuro una cosa è rimasta invariata: il suono poco italico, da provincia americana. Ora che camminano per una strada più definita, la loro musica si inquadra un un avanti e indietro temporale. L’incedere rock dei Velvet Underground, il dream-pop degli Shins e il suono delle chitarre dai Sixties. L’indie-rock si mescola con sonorità d’altri tempi. Onirici e avvolgenti, con un bel sound caldo ed eccheggiante tra momenti spensierati e riflessivi. A questo punto, per me, una sorpresa. Comunque una consacrazione a livello internazionale. Alla fine, un applauso.

Luca Freddi

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