Adam Haworth Stephens – We Live On Cliffs

Adam Haworth Stephens We Live On Cliffs /5
L’artista in questione sarà noto ai più poiché nell’ipotetica società dei Two Gallants (sì, quelli di “The Thores” pubblicato nel 2004), nome tratto dalla poetica di James Joyce, precisamente dai Dubliners, rappresenterebbe il cinquantapercento assieme a Tyson Vogel; Adam Haworth Stephens si appoggia, così come gli stessi Two Gallants, all’etichetta Saddle Creek di Mike Mogis

L’artista in questione sarà noto ai più poiché nell’ipotetica società dei Two Gallants (sì, quelli di “The Thores” pubblicato nel 2004), nome tratto dalla poetica di James Joyce, precisamente dai Dubliners, rappresenterebbe il cinquantapercento assieme a Tyson Vogel; Adam Haworth Stephens si appoggia, così come gli stessi Two Gallants, all’etichetta Saddle Creek di Mike Mogis (un terzo dei Bright Eyes) per quanto riguarda la distribuzione del suo primo lavoro da solista, a metà tra il cantautorato ed un folk che strizza volentieri l’occhio al pop.

L’eclettismo risulta forse la miglior caratteristica di questo ancor giovane cantautore, tanto da pervadere ogni pezzo del disco, un percorso introspettivo tra disperazione e redenzione in cui Stephens di certo non appare rinunciatario. Per poter sostenere una tale carica emotiva è stato necessario ricorrere all’aiuto di un produttore come Joe Chiccarelli (eclettico produttore di grandi nomi tra cui U2, Tori Amos di cui è stato mentore e a cui dobbiamo la scoperta, Beck, White Stripes e sua maestà Frank Zappa), vincitore, nel 2008, di un Grammy per il lavoro in qualità di ingegnere del suono sul disco dei RaconteursConsolers Of The Lonely”, pubblicato nello stesso anno.

Pezzi come l’apertura “Praises In Your Name” e “Second Mind” sono permeati da un mood country-rock che le distingue dal resto dell’opera; la domanda che pervade la mente dell’ascoltatore è quella del perché ci si sia limitati a soli nove pezzi dato che, comunque, questo lavoro ha un non so ché di facilmente ‘vendibile’, caratteristica che si rivede soprattutto in “The Cities That You’ve Burnt”, scelta come primo singolo e che si distingue negli arrangiamenti per il sapiente uso che viene fatto degli archi, ed in “Heights Of Diamond”, ballata molto catchy che potrebbe avere una discreta fortuna radiofonica. E’ infatti questa la traccia che risulta più completa in tutto l’album, con un intrigante dualismo tra la voce di Adam e quella della violoncellista Jen Grady. Da segnalare anche la presenza su “Everyday I Fall” di Petra Haden (that dog., The Decemberists e Tito & Tarantula), la quale appartiene ad una famiglia di musicisti; insieme alle altre due sorelle gemelle compone le The Haden Triplets (una delle sorelle, Tanya, è la consorte dell’attore con la passione per la musica Jack Black), il fratello, Josh, è il leader del gruppo rock californiano Spain e, non ultimo, il padre è il famoso bassista Charlie Haden, ricordato per la collaborazione con il sassofonista Ornette Coleman.

Digressioni a parte, “We Live On Cliffs” è un disco emotivo, molto emotivo e sicuramente raggiunge la sufficienza; sostenuto da un’abile capacità di scrittura dei testi oltre che da eleganti arrangiamenti, questo primo lavoro apre a Stephens la possibilità di perseguire, con discreto successo, una carriera solista, a patto che si mantenga su questo livello.

Federico Croci

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