[Alt Pop] Eels – Tomorrow Morning (2010)

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www.eelstheband.comhttp://www.vagrant.com/ Mr.E sta diventando logorroico, non ce n’è. In un anno o poco più ha fatto uscire tre album, che lui sostiene essere venuti alla luce indipendentemente l’uno dall’altro, ma che comunque portano il segno del concept, pensati come sono sullo sviluppo dei concetti di desiderio, perdita e rinascita. “Tomorrow Morning”, la rinascita appunto, è


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Mr.E sta diventando logorroico, non ce n’è.
In un anno o poco più ha fatto uscire tre album, che lui sostiene essere venuti alla luce indipendentemente l’uno dall’altro, ma che comunque portano il segno del concept, pensati come sono sullo sviluppo dei concetti di desiderio, perdita e rinascita.

“Tomorrow Morning”, la rinascita appunto, è il meno scontato dei tre ed il più coraggioso: i toni subiscono uno sbalzo verso la leggerezza e la gioia e la musica segue, sfiorando il dream pop e l’elettronica, percorrendo a ritroso la strada tracciata da “Beautiful Freak”. Le novità più marcate stanno tutte nella lunga tirata di “This Is Where It Gets Good”, che si distende in una coda strumentale particolarmente inusuale, e nella scrittura di Mr.E; per il resto gli echi più forti rimandano non tanto a “Hombre Lobo”, divertissement tiratissimo e rock’n’roll, o a “End Times”, in chiaro debito col Beck di “Sea Change”, ma piuttosto a “Blinking Lights” e alla sua rarefazione. Tappeti di organi, riverberi, cori e archi diluiscono anche i pezzi più massicci fino a renderli sognanti, complici testi che parlano di promesse, riscoperte, ricostruzioni, fiducia ritrovata.

Mr.E è diventato logorroico, e probabilmente se avesse preso i suoi ultimi tre dischi e li avesse frullati insieme scremando il meglio, sarebbe uscito l’album del secolo, ma non è il suo stile, per lo meno non il suo nuovo stile: da “Blinking Lights”, passando per “Useless Trinkets” e arrivando alle ultime produzioni, il minimo comun denominatore è diventato tirare fuori tutti gli assi della manica, aprire le dighe, scremando poco o nulla. La perfezione pop dei vecchi tempi, quella di “Daisies Of The Galaxy”, ad esempio, va a farsi benedire, ma le perle stilistiche rimangono. Rimangono la sfrontatezza di “Baby Loves Me”, il gospel di “Looking Up” e la struggente “Oh So Lovely”.
Non c’è nulla da dire, raramente un album degli Eels riesce male, raramente se ne esce delusi, e adesso che anche questo ciclo è stato chiuso, non vediamo l’ora di vedere cosa ci sarà dopo.

Francesca Stella Riva

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