Cake – Showroom Of Compassion

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Il ritorno dei Cake avviene dopo uno iato temporale decisamente insolito per la band. Ben sette anni, infatti, sono passati da “Pressure Chief” (2004), ultimo disco uscito per una major. Ora i californiani si sono messi in proprio, e così “Showroom Of Compassion” esce per la loro piccola indipendente Upbeat Records. Già, nei Novanta potevano

Il ritorno dei Cake avviene dopo uno iato temporale decisamente insolito per la band. Ben sette anni, infatti, sono passati da “Pressure Chief” (2004), ultimo disco uscito per una major. Ora i californiani si sono messi in proprio, e così “Showroom Of Compassion” esce per la loro piccola indipendente Upbeat Records. Già, nei Novanta potevano essere il nuovo gruppo alt rock sulla bocca di tutti, eppure la loro miscela di college rock, funk bianco, indie ondivago, country modificato e strambo cantato – recitato non ha sortito i risultati sperati, e allora addio sogni di gloria, sempre che McCrea e compagni ne abbiano mai realmente avuti. Credo fossero ben consci dei punti d’attrito che il sound del loro complesso avrebbe inevitabilmente incontrato sulla strada del mainstream e del riconoscimento di massa.

E allora il 2011 li vede, dopo lungo letargo, sfornare un’opera più che soddisfacente, nel loro tipico stile ‘meticcio’. Il singolo “Sick Of You” presenta bene il disco, con l’incontro/scontro fra chitarre classic rock (anni Settanta e dintorni, con predilezione per gli Stones, specie nel riff d’apertura) e la tromba di Di Fiore, sempre in bilico fra funk e suggestioni latine (ma quel tipo di suono latino che potrebbe essere dei Little Feat); l’hammond di contorno non fa che aumentare la sensazione di svaccamento dolceamaro che spesso le loro canzoni sanno trasmettere così bene. Il resto del lavoro segue, più o meno, la stessa falsariga, con il funk di “Mustache Man” (forse il brano più diretto del lotto), le vibrazioni vintage di “Bound Away” e della secca apripista “Federal Funding” (rock scarnificato sino al midollo), i profluvi di fiati di “Long Time”, gli esperimenti di pop sghembo e tinteggiato di psichedelia di “The Winter”, l’immancabile cover (questa volta di Frank Sinatra, ma bisogna ammettere che “What’s Now Is Now” non è riuscitissima) e poi ancora funk bianco, indie ondivago, country modificato, etc. etc.

Basta, tagliamo corto. Ai tempi i Cake non vi piacevano affatto? Non vi piacerà neppure “Showroom Of Compassion”, garantito. Sono sempre stati una band che adorate? Non farete fatica ad amare la loro nuova fatica. Siete giovanissimi e non sapete proprio chi siano questi musicisti di Sacramento, ma siete alla ricerca di buone canzoni alt pop rock diverse dalla norma e interessanti? Potrebbero fare al caso vostro. Davvero nulla di rivoluzionario, ma i Cake continuano ad avere un certo stile. Thumbs up.

Stefano Masnaghetti

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