[Alternative Rock] The Veils – Sun Gangs (2009)

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  Sit Down By The Fire – Sun Gangs – The Letter – Killed By The Boom – It Hits Deep – Three Sisters – The House She Lived In – Scarecrow – Larkspur – Begin Again http://www.theveils.comhttp://www.roughtraderecords.com The Veils sono sempre più la trasposizione in musica dell’universo emotivo del loro leader, il cantante e

 

Sit Down By The Fire – Sun Gangs – The Letter – Killed By The Boom – It Hits Deep – Three Sisters – The House She Lived In – Scarecrow – Larkspur – Begin Again

http://www.theveils.com
http://www.roughtraderecords.com

The Veils sono sempre più la trasposizione in musica dell’universo emotivo del loro leader, il cantante e figlio d’arte Finn Andrews (suo padre, Barry, è stato tastierista negli XTC). Ma questo non è necessariamente un male. Anzi, “Sun Gangs”, terzo album della formazione, è probabilmente il loro migliore. Quello più personale, quello che riesce a scrollarsi di dosso, ed era ora, l’etichetta di pop – rock band dedita al rimestamento, senza infamia e senza lode, delle atmosfere british di act quali Coldplay e Radiohead.

Sapevamo già dell’ammirazione per Nick Cave nutrita da Finn, ammirazione che insaporiva canzoni come “Calliope!” e “Pan”, entrambe tratte dall’album precedente, “Nux Vomica”. Ma oggi quest’influenza si è fatta più matura, e il Nostro è in grado di trarne frutti migliori. Ecco quindi sbocciare il country – folk supersonico di “Three Sisters”, che in soli due minuti e mezzo condensa una passione non comune. Ancora meglio fanno gli otto minuti e mezzo di “Larkspur”, blues – folk acido e contorto, scosso da fremiti e allucinazioni, in cui la voce di Finn, mai così sicura e convincente, esalta le brusche frenate e le repentine ripartenze della musica, che si manifesta come vero e proprio miraggio nel deserto. L’ombra di Birthday Party e Bad Seeds si avverte cupa e minacciosa, ma i Veils hanno trovato un loro preciso modo espressivo, cosicché “Larkspur” non naufraga nel citazionismo e, anzi, è probabilmente il miglior pezzo mai composto dalla band.

Ma torniamo a parlare di “Sun Gangs” nella sua interezza. Cave a parte, la forza dell’album è il suo gusto aspro, la sua vena blues, il suo distacco dagli stilemi più banali del pop da classifica, e il suo guardare alla grande tradizione del cantautorato nordamericano. Quello più sofferto e autentico, da Bob Dylan a Neil Young passando per il miglior Billy Joel, più un pizzico di Tom Waits. “Sit Down By The Fire” è esattamente quello che dice il titolo, una splendida ballad folk agreste e misurata, mentre “Scarecrow” viene esaltata dalla sua economia espressiva.

Purtroppo, però, anche “Sun Gangs” viene parzialmente rovinato dalla discontinuità qualitativa che pare difetto congenito ai Veils. Seppur non così numerosi come nei capitoli precedenti, anche in questo lavoro accanto a brani eccellenti ve ne sono altri deboli e poco significativi, spesso a causa del solito aroma sciropposo e diabetico preso a prestito dal più deteriore pop inglese. Come la title – track, oppure come “The House She Lived In”, resa sin troppo stucchevole da archi non necessari, od ancora “It Hits Deep”, quasi soporifera. Così un disco che poteva essere ottimo finisce per essere solo buono. In ogni caso il musicista inglese – neozelandese con “Sun Gangs” ha compiuto un netto balzo in avanti, e col prossimo album potrebbe farne un altro ancora più grosso. Il talento c’è, e parecchio.

Stefano Masnaghetti

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