[Alternative/Modern Rock] The Damned Things – Ironiclast (2010)

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http://www.thedamnedthings.com/http://www.islandrecords.com/ Anthrax + Fall Out Boy + Every Time I Die = le premesse per un disco almeno ascoltabile. Vista la gente in ballo, era più che lecito aspettarsi una bomba atomica. “Ironiclast” è invece un lavoro che, pur essendo di alto livello, presenta alcuni limiti: un inizio non esaltante, la linea vocale di “Friday Night”



http://www.thedamnedthings.com/
http://www.islandrecords.com/

Anthrax + Fall Out Boy + Every Time I Die = le premesse per un disco almeno ascoltabile. Vista la gente in ballo, era più che lecito aspettarsi una bomba atomica. “Ironiclast” è invece un lavoro che, pur essendo di alto livello, presenta alcuni limiti: un inizio non esaltante, la linea vocale di “Friday Night” ripetuta sulla title track e l’unica ballad, “Little Darling”, che è il vero e proprio filler della release.

Bene, messi da parte i difetti, parliamo dei (tanti) punti a favore di questo album, altamente consigliato agli amanti dell’hard rock americano fatto di melodie accattivanti, gran tiro e ritornelli che entrano in testa subito. I veri assi nella manica dei The Damned Things sono Keith Buckley e Alex Hurley. Da parte del cantante degli Every Time I Die si assiste ad una performance ottima, a compimento dell’evoluzione che potevamo già intuire su “New Junk Aesthetics”: spettacolare nelle parti urlate, ma capace di non sfigurare anche nelle linee più melodiche, che su “Ironiclast” hanno un ruolo dominante. Il batterista dei Fall Out Boy, dal canto suo, dispensa un drumming solido che, pur non rubando la scena alla band, fa intuire il suo buon talento.

Anche se nel gruppo non abbiamo una primadonna, la figura centrale dei The Damned Things è Rob Caggiano, qui in veste di produttore (ottima la scelta di Nick Raskulinecz per il missaggio), compositore (quasi tutti i brani sono stati scritti da lui, insieme a Buckley e a Joe Trohman) e musicista (è uno dei tre chitarristi): se “Ironiclast” spacca, buona parte del merito è da dare a lui. Escludendo il già citato scivolone, infatti, troviamo altri nove brani notevoli, con uno, “Friday Night”, che ha già l’aria del classico, in un disco nel quale le influenze delle tre band madri si fondono assieme all’hard e all’arena rock degli anni Settanta e Ottanta.

Con i Fall Out Boy in pausa a tempo indeterminato, gli Anthrax che non si sa che fine faranno e gli Every Time I Die che, per ovvi motivi di proposta, non raggiungeranno mai i grossi numeri, i The Damned Things sembrano l’occasione di riscatto per 2/3 della band e, per gli altri due musicisti, la conferma di riuscire ad andare avanti senza l’ombra di Pete Wentz. Il risultato è ottimo, anche se c’è la consapevolezza che, almeno in Italia, saremo di fronte ad un nome che resterà circoscritto a pochi aficionados.

Nicola Lucchetta

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