[Art Rock] Bryan Ferry – Olympia (2010)

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http://www.bryanferry.com/http://www.emimusic.it/ Il nuovo, atteso, disco di Ferry è al centro di una promozione tra le più fuorvianti mai viste. No, non è il nuovo disco dei Roxy Music: con Eno, Manzanera e Mackay ci collaboricchia e basta come fa da una vita. No, non è il nuovo disco di Ferry dopo 10.000 anni: “Frantic” (2002)



http://www.bryanferry.com/
http://www.emimusic.it/

Il nuovo, atteso, disco di Ferry è al centro di una promozione tra le più fuorvianti mai viste. No, non è il nuovo disco dei Roxy Music: con Eno, Manzanera e Mackay ci collaboricchia e basta come fa da una vita. No, non è il nuovo disco di Ferry dopo 10.000 anni: “Frantic” (2002) era un ottimo disco e “Dylanesque” (2007), nella sua rilettura di Bob Dylan, era sonicamente sopraffino. Sì, ci sono dentro molte collaborazioni illustri…ma se non ve lo dicono, neanche si riconoscono.

Un fiasco quindi? No, tutt’ altro. E’ il sofisticato art rock tipico di Ferry, classico ma con parecchie intuizioni, strati di suoni e, questa volta per davvero, un ritorno al gusto eclettico per certi intrecci strani che ricorda i mitici Roxy Music. Piuttosto, il problema del disco è spesso il famigerato ‘più stile che sostanza’: la cura maniacale per i dettagli e gli arrangiamenti tende a superare il potere d’impatto delle canzoni in sé.

Esempio pratico il singolo “You Can Dance” e il suo glamourissimo video: suoni robusti, inediti per Ferry, ma che creano un sound un po’ confusionario e sovrappeso, in un brano dove ci sono tutte le fighe al posto giusto ma non c’è il carisma di hit come “Slave To Love” o “Kiss And Tell”. Anche “Me Oh My”: una ballad dove il valore aggiunto lo dà il contorno di cori esotici piuttosto che la portata principale…e poi vai a capire che c’è David Gilmour a suonarci la chitarra! Molto meglio “Alphaville”, uno stilosissimo funk rock notturno dalla struttura inusuale, pieno di suoni fighi usciti dalla mente di Eno. Echi di Roxy Music anche in “Heartache By Number”, dove le melodie degli Scissors Sisters si mescolando in modo inaspettato con inni solenni e fiabeschi (anche qui, però, che c’era Mackay ce l’hanno dovuto dire). Altra collaborazione su “Shameless”: il brano fatto coi Groove Armada vive di vita propria all’interno del disco, viaggiando su territori urbani, acidi ed elettronici con un ottimo risultato. Un altro dei punti alti è la cover di “Song To The Siren”, di Tim Buckley: in un colpo solo ci riporta alle atmosfere del Ferry primi anni ’80 e ci ricorda quanto sia un DIO a reinterpretare i pezzi degli altri. Più modesta la cover di “No Face, No Name, No Number” dei Traffic, che rispolvera giusto le sonorità dal precedente Dylanesque. Altro botto prima del finale è “BF Bass (Ode To Olympia)”: da un giro di basso di Bryan in persona nasce un pezzo in combutta con Manzanera, cool e sexy come solo loro sanno fare. Finale dedicato all’atmosfera: “Reason or Rhyme” vede un ritorno di Ferry alle tastiere in un classico e godibile lento che prende il largo in una lunga parte strumentale in stile “Avalon” (1982); “Tender Is The Night” invece è dolce ballata notturna in cui il pianoforte tesse trame incrociate con sintetizzatori sinistri e campionamenti vari (colpa di Dave Stewart degli Eurythmics).

C’è molta carne al fuoco, ma il disco ha un potenziale non sfruttato a dovere. Le aspettative sono soddisfatte solo in parte, insomma. Rimane un album decisamente sopra la media, pieno di classe e ottimi musicisti ma da ascoltare più con la testa che con il cuore.

P.S. Chissà se Ferry ha continuato la sua ‘tradizione’ con le ragazze in copertina anche con Kate Moss…

P.P.S. L’edizione mega-lusso con cd, libro, dvd documentario e cd di remix è tanta roba.

Marco Brambilla

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