Asobi Seksu – Fluorescence

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S’intende per shoegaze quel genere musicale nato nel Regno Unito negli anni ’80, con i chitarristi delle band maggiormente concentrati a controllare gli effetti di distorsione della chitarra al fine di creare un muro sonoro.Ecco, il muro sonoro, il wall of sound marchio di fabbrica del super produttore Phil Spector che lavorò con i Beatles

S’intende per shoegaze quel genere musicale nato nel Regno Unito negli anni ’80, con i chitarristi delle band maggiormente concentrati a controllare gli effetti di distorsione della chitarra al fine di creare un muro sonoro.Ecco, il muro sonoro, il wall of sound marchio di fabbrica del super produttore Phil Spector che lavorò con i Beatles prima e con i Ramones poi, è ciò che gli Asobi Seksu, band di New York composta da Yuki Chikudate (voce e tastiere) e James Hanna (chitarra e voce), cercano di riportare in vita dal 2004.

Con “Flourescence” il tentativo non va completamente a segno; si possono trovare buoni punti soprattutto in pezzi come “Counterglow” in cui tutto sembra essere risucchiato dai lamenti di Hanna che spiccano sugli strumenti, in “Perfectly Crystal”, in “In My Head” e in “Leave The Drummer Alone”.
È proprio “Perfectly Crystal” a sembrare una traccia estranea a tutta l’opera del duo newyorkese; abbandonata a se stessa e circondata da pezzi molto più piatti, emerge per la completezza e per la perfetta interazione tra il wall of sound e la resa vocale di Yuki, tanto da poter sembrare un perfetto singolo in grado di fare breccia, quantomeno, nell’ambiente underground.

“Flourescence” nel complesso non risulta malvagio all’ascolto, anche se è un senso di incompletezza quello che pervade l’intero album, soprattutto in relazione a quanto detto poco fa. Fossero presenti almeno altre cinque tracce con la stessa forza di “Perfectly Crystal” ora, probabilmente, staremmo parlando di questa band associandola alla forza comunicativa dei primi Verve, dei My Bloody Valentine e dei Bel Canto, precursori illustri di quel dream pop fatto celebre poi dai Dandy Warhols o, ad esempio, dai Death Cab For Cutie; inutile però addentrarci in paragoni, spesso fini a se stessi; il disco può risultare solido per gli amanti del genere e forse un po’ troppo debole per chi si scontra casualmente con gli Asobi Seksu, quantomeno ci si potrebbe concentrare su alcune tracce ad alto livello di gradibilità melodica sperando che possano essere terreno fertile per una prossima uscita.

Federico Croci

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