Bancale – Frontiera

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Dieci canzoni per l’esordio sulla lunga distanza del trio bergamasco formato da Luca Barachetti (voce), Alessandro Rossi (chitarra), Fabrizio Colombi (percussioni). Arriva a tre anni da un buon ep che aveva iniziato a far girare il loro nome. Il loro è un folk apocalittico e polveroso come un brontolio sommesso e sommerso nella provincia sperduta.

Dieci canzoni per l’esordio sulla lunga distanza del trio bergamasco formato da Luca Barachetti (voce), Alessandro Rossi (chitarra), Fabrizio Colombi (percussioni). Arriva a tre anni da un buon ep che aveva iniziato a far girare il loro nome.

Il loro è un folk apocalittico e polveroso come un brontolio sommesso e sommerso nella provincia sperduta. Musicalmente devono moltissimo ai Bachi da Pietra. E’ inutile nascondersi dietro ad un dito. Ma gli orobici vogliono e sanno essere più inquietanti e repulsivi dei loro maestri. In più buttano dentro più ingredienti che diventano personali nel saperli mescolare a dovere. Atmosfere minimal+voce alla Massimo Volume, uno slowcore cupo avvicinabile ai For Carnation, e l’uso industrial di suoni, cigolii e graffi assortiti. Questo anche grazie alla produzione di Xabier Iriondo che arricchisce e impreziosisce con un piglio personale il suono finale del disco senza strafare.

In “Frontiera” ci sono canzoni palpitanti che fremono sotto senza esplodere apparentemente, in cui la voce recitante molto drammatica (Teatro degli Orrori?) continua a schiumare rabbia e molte volte si palesa confusa o spaventata infondendo in maniera sinistra racconti desolati e disperati.
Questa volta vince la provincia. Quella tetra, nera e sconvolta.

Luca Freddi

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