[Brit Rock] Paul Weller – Wake Up The Nation (2010)

/5
  www.paulweller.comwww.islandrecords.com Paul Weller: chi non ci metterebbe la firma per essere come lui? Figo a 50 anni, giubbino in pelle, perennemente affiancato da strappone. Certo, la notorietà sarebbe quasi esclusivamente confinata al Regno Unito, ma si avrebbe il privilegio di essere stati artisticamente attivi (molto attivi) per più di 30 anni in ben tre

 

www.paulweller.com
www.islandrecords.com

Paul Weller: chi non ci metterebbe la firma per essere come lui? Figo a 50 anni, giubbino in pelle, perennemente affiancato da strappone. Certo, la notorietà sarebbe quasi esclusivamente confinata al Regno Unito, ma si avrebbe il privilegio di essere stati artisticamente attivi (molto attivi) per più di 30 anni in ben tre contesti diversi (The Jam/The Style Council/carriera solista).

Passato un decennio dove pubblicava dischi che vivevano di (meritata) rendita, giocando sul sicuro con il brit rock per mamma e papà, ora continua la striscia positiva iniziata con 22 Dreams (2008), offrendoci un disco ancora più sperimentale ma molto veloce, diretto, secco. E’ un frullatone maxi, una vaschetta 12 gusti…e questo è sia il pregio che il limite del disco. Partono ‘Moonshine’ e la title track e sono delle belle mazzate di due minuti ciascuna, dove il Modfather frulla più strumenti possibili in un rock grasso e acido, ma sempre col suo cantato stiloso in evidenza. Non c’è il tempo di riprendersi che arrivano la ballata ‘No Tears To Cry’ e la jam col basso sferragliante del redivivo Bruce Foxton (ex The Jam) in ‘Fast Car/Slow Traffic’. E poi via, di tutto, dalle sperimentazioni jazz rock agli intermezzi di pianoforte, ai fiati e agli archi. ‘Find The Torch’ e  ‘Aim High’ sembrano urlare ai Blur ‘guardate come si fa, bambini!’. Il disco è un caleidoscopio velocissimo: la maggior parte dei pezzi viaggia sui due minuti! Tanta varietà in un album che scorre molto veloce, troppo veloce, lascia spesso quasi spiazzati. E sì che le poche volte che si superano i tre minuti si gode, come con l’assurda ‘Trees’: parte come una marcia acida da cartone animato anni ’60 per trasformarsi in sporco rock inglese psichedelico.

Insomma, il nuovo lavoro di Weller, pur lungo la metà del precedente, è ancora un incredibile ottimo concentrato di rock inglese per fighetti. Al primo giro passa così veloce da lasciare più stupiti che altro, ma ad ogni passaggio offre sempre più strati di goduria eclettica. Provare per credere.

Marco Brambilla

Condividi.