Brunori SAS – Vol. 3 Il Cammino di Santiago in taxi

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Il terzo volume di Brunori Sas è uno di quei lavori che fanno davvero bene alla musica, in cui le canzoni scorrono una dopo l'altra senza correre il rischio di stancare o passare nell'anonimato.

Percorrere il cammino per Santiago de Compostela con un Ipad stretto al petto comodamente seduti nell’abitacolo di un’auto, e poi una volta lì postare su Instagram il rogo dei vestiti lungo la spiaggia a Finisterre. Uno sguardo al paesaggio, si aggiorna lo stato, poi indietro verso l’hotel (magari dopo un All you can eat al giapponese). Non posso essere certo su quale sia l’immagine che ha spinto Dario Brunori (in arte Brunori Sas) a intitolare in maniera così provocatoria il suo terzo album in studio – o meglio, il suo “Volume 3″ – ma di certo non può essere tanto distante da questa: “Il cammino di Santiago in taxi”, disco composto da undici brani di ottima fattura (lo possiamo dire sin da subito), si presenta come una grande parodia del nostro tempo in relazione con un passato più alto; un lavoro pervaso da un’impronta goliardica che trattiene a stento un’amarezza di fondo.

Lungo quelle strade che dalla Francia portano alla punta estrema della Spagna nord-occidentale, in Galizia, si è giocata una parte fondamentale della storia e della cultura europea a partire dal IX secolo. Oltre che meta di culto e crocevia di storie e tradizioni dei diversi Paesi del vecchio continente il cammino per Santiago è stato anche un punto di snodo e fondamentale centro di diffusione orale delle chansons de geste che hanno tramandato i valori e le virtù sulle quali si reggeva la moralità dell’intero nostro Medioevo. Una premessa necessaria per essere preparati all’incontro tumultuoso con “Mambo reazionario”, seconda traccia e secondo singolo estratto dal disco, pezzo dalle tinte ispanico-proletarie che non lascia star ferme le punte dei piedi e fa tamburellare le dita sul pc al primo ascolto. Lasciando da parte l’andamento coinvolgente del brano (quindi dopo un paio di ascolti trascorsi rapiti dalla melodia e dall’intreccio di cori e chitarre), è bene concentrarsi sul testo che rivela un’ironica riflessione sulla crisi degli ideali che hanno marchiato di rosso il secondo Novecento fino agli anni ’70 di fronte all’ascesa violenta del neoliberismo e alla fame capitalistica che tuttora pervade (nonostante falle sempre più vistose) questi nostri anni (E la rivoluzione/Che Guevara e Pinochet/Adesso ballano felici sulle basi di Beyoncé/Non si rincorrono più).
Una riflessione che prosegue nei toni ben più che nelle forme in “Il santo morto”, un melting pot eclettico e perfino straniante di citazioni e melodie che vedono avvicendarsi il pulcino pio, Padre Pio, Brunori stesso, Giordano Bruno e Giovanna d’Arco ai quali vengono attribuiti improbabili versi più facilmente riconducibili a Jim Morrison (“Come on baby light my fire”) e John Lennon (“Stand by me”); il tutto a celebrare l’accostamento del tutto postmoderno e al tempo stesso appiattente di alto e basso, profondo e superficiale, sacro e profano. E sacra e profana è anche “Maddalena e Madonna”, dove però la vena di Brunori ad emergere non è quella satirica ma sentimentale, cantando in questa malinconica canzone di una donna che per l’autore è un connubio tra queste due figure controverse.
“Kurt Cobain”, primo singolo estratto dal disco, sfrutta figure appartenenti al nostro passato recente come il cantante di Nirvana e Marylin Monroe per trattare del suicidio, un tema che affonda le sue radici negli albori del genere umano. Lo fa con una delicatezza rara, che potrà apparire anche stucchevole in tempi di distacco e cinismo prêt-à-porter, per la quale tocca abbassare una volta tanto i fili spinati di cui amiamo ammantarci. E direttamente ai nostri giorni si riferisce il bel pezzo folk “Le quattro volte”, liberamente ispirato all’omonimo film di Michelangelo Frammartino, regista di origini calabresi come Brunori, come anche la ballata “Pornoromanzo” in cui l’ironia dell’autore si tinge di una nota perversa e macabra mentre con melodia accattivante tratteggia una storia di morbosa ossessione e manifesta pedofilia.

Il terzo volume di Brunori Sas è uno di quei lavori che fanno davvero bene alla musica, in cui le canzoni scorrono una dopo l’altra senza correre il rischio di stancare o passare nell’anonimato. Un cammino da compiere più e più volte con la medesima dedizione dei pellegrini di un tempo.


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