Caso – Tutti Dicono Guardiamo Avanti

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“Sia questa musica di nicchia o di merda, ciò che conta è che sia onesta”. La politica di Caso, da Bergamo, è tutta contenuta in questa frase all’interno di “Aranciata Amara”: un manifesto che non sta all’inizio del disco, come sarebbe stato comodo, ma alla fine, penultima, persa in mezzo ad un vortice di parole

“Sia questa musica di nicchia o di merda, ciò che conta è che sia onesta”.
La politica di Caso, da Bergamo, è tutta contenuta in questa frase all’interno di “Aranciata Amara”: un manifesto che non sta all’inizio del disco, come sarebbe stato comodo, ma alla fine, penultima, persa in mezzo ad un vortice di parole e chitarre acustiche stoppate, percosse e suonate a cannone. “Tutti dicono guardiamo avanti” è un album diretto, più vicino alla poesia che alla forma-canzone, più vicino all’urgenza personale che alle pretese generazionali di chi di solito racconta i fatti suoi ma passa dall’“io” al “Noi” per non sentirsi solo. Per questo è particolarmente apprezzabile.

E’ particolarmente apprezzabile l’onestà con la quale Caso va in giro offrendosi come musicista e cantastorie, davanti a tre o trecento persone, per il puro gusto di farlo. E’ particolarmente apprezzabile perché magari non sarà perfetto, soprattutto per quanto riguarda la poca musicalità dei pezzi (per la serie, se vuoi fare una canzone orecchiabile, e la vuoi fare, si sente, cerca di scrivere dei testi che stiano in metrica) che li rende poco facili da assimilare, ma di sicuro è un bel lavoro da mettere nello stereo, è qualcosa che regaleresti al tuo figlio post-adolescente, per farlo sentire a posto.

Certo, le differenze col primo disco, fatto della voglia di fare e di farsi sentire, sono tante: qui tutto è più ragionato e strutturato, ma è una struttura che fa bene, sia quando è solida, come in “Aranciata Amara”, sia quando manca totalmente all’inizio e poi compare per contrasto, come nei due “Discorsi diretti”. Non mancano pezzi che strappano il cuore da quanto sono aperti, senza filtri, primo fra tutti “Ripasso dei Fondamentali”, che maneggia abilmente l’epica del fallimento e della fiducia tradita e non da ultimo “Hopper”, riflessione di un fratello maggiore che parte da un disegno da bambino.

Nell’ultimo disco di Caso c’è la vita, una vita pulsante, le domande che ti vengono da farti quando sei da troppo tempo in giro a definirti musicista, le risposte che si danno per calmare i dubbi, c’è tutto quello che vorremmo sentirci dire, ma senza la presunzione dei toni messianici, e questo è fantastico, è una piccola magia, riuscire a parlare a tutti parlando di sé stessi.

Francesca Stella Riva

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