[Classica] Sting e McCartney: quando il pop/rock diventa Classica

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  (Concessione speciale della sezione “rock” per due leggende che il rock non lo suonano da tanto e non lo fanno nemmeno nelle due release in questione. Metterli però insieme alla Aguilera e a Williams, con tutto il rispetto per l’indubbio valore dei due artisti presi come esempio, proprio non mi andava, ndr.) Sting –

 

(Concessione speciale della sezione “rock” per due leggende che il rock non lo suonano da tanto e non lo fanno nemmeno nelle due release in questione. Metterli però insieme alla Aguilera e a Williams, con tutto il rispetto per l’indubbio valore dei due artisti presi come esempio, proprio non mi andava, ndr.)

Sting – “Songs From The Labyrinth” (2006)
Walsingham – Can She Excuse My Wrongs? – Ryght honorable: as I have bin most bounde unto your honor… – Flow My Tears – Have You Seen The Bright Lily Grow – …then in time passing on Mr. Johnson died… – The Most High and Mighty Christianus The Fourth, King of Denmark, His Galliard – The Lowest Trees Have Tops – …and accordinge as I desired ther cam a letter… – Fine Knacks For Ladies – …from thence I went to the Landgrave of Hessen… – Fantasy  – Come, Heavy Sleep – Forlorn Hope Fancy – …and from thence I had great desire to see Italy… – Come Again – Wilt Tou Unkind Thus Reave Me – …after my departure I caled to mynde our conference… – Weep You No More, Sad Fountains – My Lord Willoughby’s Welcome Home – Clear Or Cloudy – …men say that the Kinge of Spain is making gret preparation… – In Darkness Let Me Dwell

http://www.sting.com/home.php
http://www.deutschegrammophon.com/

Paul McCartney – “Ecce Cor Meum – Behold My Heart” (2006)
I Spiritus – II Gratia – Interlude – III Musica – IV Ecce Cor Meum

http://www.paulmccartney.com/main.php
http://www.emiclassics.com/phpNewSite/home.html

Due progetti ambiziosi, che partono da motivazioni  e stati d’animo differenti, ma ugualmente suggestivi e affascinanti. Due artisti simili per sensibilità, gusto e pubblico. Sting e Paul McCartney, due dei maggiori compositori pop/rock del novecento, hanno sentito il bisogno di esprimersi su un terreno forse a loro meno congeniale, ma da molti considerato l’unico modo di concepire la musica: la classica. Se il punto di partenza può sembrare più o meno lo stesso, cioè una musica con origini lontanissime nel tempo, la realizzazione ed i risultati sono profondamente diversi.

Innanzitutto l’opera di Sting, ”Songs from the labyrinth”, non è originale, ma si tratta di una reinterpretazione di brani di John Dowland (1536-1626), celebre musicista del periodo elisabettiano, che l’autore considera il primo cantante pop della storia della musica. La sua passione per Dowland era risaputa da tempo, ma mai avremmo pensato che si sarebbe avventurato in un’esperienza del genere. Dalle ventitre tracce dell’album, un’alternanza tra brani e reading di lettere dello scrittore, traspare un amore viscerale ed autentico, non un mero esercizio di stile. La cosa sorprendente è che pur non essendo pezzi originali e  nonostante non sia stata cambiata una sola tonalità del cantato di Dowland, ciò che risulta è un album 100% Sting.

Per l’ex Beatles il discorso è differente. L’autore di “Yesterday” ormai è un veterano della classica e dopo “Liverpool Oratorio”, “Standing Stone” e “Working Classical” torna con questo sorprendente “Ecce Cor Meum”, ambizioso progetto di musica sacra composto da quattro movimenti per coro ed orchestra. La lavorazione di quest’opera,  commissionata ai coniugi McCartney nel 1998 dal Magdalene College di Oxford, ha avuto un andamento travagliato per via di diversi problemi personali dell’artista, il più grave dei quali la morte della moglie Linda; la data d’uscita ha così subito innumerevoli spostamenti. La parte del disco più emozionante risulta essere l’interludio, che per Macca rispecchia più degli altri i suoi sentimenti per la compagna di una vita. L’aspetto che più colpisce, che accomuna il disco a quello di Sting e che per certi versi rende il tutto molto beatlesiano, è la semplicità di fondo che lo pervade e la bellezza delle armonie vocali, cosa che ha caratterizzato un po’ tutta la carriera di entrambi questi musicisti. Da notare, per la stesura dei testi di “Ecce Cor Meum”, l’utilizzo combinato di latino ed inglese, un’unione che, usando le parole di Paul, “ha accentuato in qualche modo la componente meditativa” di tutta l’opera. Probabilmente i puristi della classica storceranno il naso, ma spesso ciò potrebbe avvenire per semplice partito preso. Per tutti gli altri, un’occasione di ascoltare due grossi artisti alle prese con qualcosa di diverso dal solito.

L.G.

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