[Classica/Etnica] Giovanni Sollima – We Were Trees

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[Classica/Etnica] Giovanni Sollima – We Were Trees (2008) Violoncelles, Vibrez! – LBFiles: Concerto – LBFiles: Igiul – LBFiles: Fandango Del Signore Bouqueriny – LBFiles: Boccherinero – Yet Can I Hear – Tree Raga Song – When We Were Trees, Resonance Wood (La Foresta Dei Violini) – When We Were Trees, The Architect – When We

[Classica/Etnica] Giovanni Sollima – We Were Trees (2008)

Violoncelles, Vibrez! – LBFiles: Concerto – LBFiles: Igiul – LBFiles: Fandango Del Signore Bouqueriny – LBFiles: Boccherinero – Yet Can I Hear – Tree Raga Song – When We Were Trees, Resonance Wood (La Foresta Dei Violini) – When We Were Trees, The Architect – When We Were Trees, Leaves Postcards – When We Were Trees, The Dangerous Prevalence Of Imagination – When We Were Trees, Nyagrodha – When We Were Trees, The Family Tree (Vivaldi)

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Etichetta discografica

Pare che gran parte di “We Were Trees” sia ispirato all’albero di ficus che Sollima osserva dal balcone di casa sua. In realtà il disco raccoglie diverse composizioni dell’artista siciliano, scritte in un considerevole lasso di tempo.

“Violoncelles, Vibrez!” è il celeberrimo pezzo ideato nel 1993 come omaggio ad Antonio Janigro, Maestro del violoncellista. Ancora oggi costituisce il cavallo di battaglia di Giovanni: è, in effetti, un piccolo capolavoro, dall’incipit Tardoromantico (inequivocabili certi richiami al primissimo Schoenberg) e dallo sviluppo giocato su dinamiche quasi barocche, in un intreccio di rimandi tra spettacolarità e tradizione che non può non impressionare. In questa incisione Sollima è affiancato da Monika Leskovar, che dialoga con lui al violoncello, e dai berlinesi Solistenensemble Kaleidoskop; un’ottima interpretazione da parte di tutti. Si prosegue con i quattro brani dedicati al grande violoncellista e compositore Luigi Boccherini (1743 – 1805), tra gli ultimi autori di musica strumentale che l’Italia produsse prima della supremazia assoluta del melodramma: non è casuale la scelta numerica dei pezzi, che rielabora l’uso dei quattro movimenti nei quartetti classici. In questo caso si assiste all’incontro / scontro tra Stile Galante e danze latine (Fandango Del Signore Bouqueriny), tra Settecento europeo e world music (Boccherinero). La composizione fu scritta da Giovanni nel 2005, in occasione del duecentesimo anniversario della morte del musicista. Arriviamo quindi alla canzone in cui Patti Smith presta la sua voce (Yet Can I Hear): nient’altro che una piccola improvvisazione da parte di entrambi, che si rivela il momento meno convincente dell’intero disco. Dopo l’ibrida e rapsodica “Tree Raga Song”, è la volta della suite conclusiva “When We Were Trees”, suddivisa in sei bozzetti d’autore, nei quali Sollima è libero di far spaziare il suo estro dove più gli aggrada: in questo caso il riferimento privilegiato è il Barocco Italiano, quello di Vivaldi e della scuola veneziana, di Corelli e degli altri eccelsi “artigiani” di musica strumentale, vissuti nel nostro paese a cavallo tra Sei e Settecento.

“We Were Trees” è difficilmente inseribile nella produzione discografica dell’eclettico compositore: per certi versi rappresenta uno sguardo al passato, per altri indica quale potrebbe essere il prosieguo della sua carriera. Sicuramente è qualcosa di piuttosto “tradizionale” e maggiormente snello e lineare rispetto a titoli quali “Aquilarco” e “Spasimo”; mancano del tutto le contaminazioni con il rock e l’elettronica, si preferisce piuttosto scavare nella tradizione della musica classica e donare al tutto un leggero aroma etnico. Non è neppure esente da pecche: gli si potrebbe rimproverare un eccessivo protagonismo da parte del violoncello del Maestro. D’altronde quando il talento è enorme, e questo è il caso, si può comprendere e giustificare una sovrabbondanza di narcisismo. Non è tra le opere migliori di Sollima, ma rimane comunque un appuntamento imperdibile per tutti i suoi fan, e anche per quelli che desiderano confrontarsi con chi ce la mette tutta per innovare e prospettare un avvenire alla cosiddetta “musica eurocolta”.

Stefano Masnaghetti 

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