Cocoon – Where The Oceans End

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Dopo il successo ottenuto in madrepatria con l’album di debutto “My friends all died in a plane crash” (2009), il duo francese Cocoon é pronto a proiettare la vincente combinazione folk/chamber-pop oltre i confini natii. Il folk, inteso nella sua accezione più intimista, continua a contraddistinguere il sound del gruppo, che rimane fedele alle scarne

Dopo il successo ottenuto in madrepatria con l’album di debutto “My friends all died in a plane crash” (2009), il duo francese Cocoon é pronto a proiettare la vincente combinazione folk/chamber-pop oltre i confini natii.

Il folk, inteso nella sua accezione più intimista, continua a contraddistinguere il sound del gruppo, che rimane fedele alle scarne ballate eteree tipiche del suo percorso compositivo. Se però il primo album (nonostante il titolo potesse suggerire il contrario) mostrava una certa propensione alla spensieratezza “teen”, “Where the oceans end” segue a ruota la maturazione artistica dei suoi due creatori. La Joie de vivre di cui erano impregnate le atmosfere dello scorso album si trasforma ora in strisciante malinconia, che se da un lato contribuisce a smorzare l’immediatezza delle passate creazioni della band, dall’altro regala alla chanson dei Cocoon lo spessore di cui aveva bisogno. Ad impreziosire il tutto poi, c’è il contributo di Dickon Hinchliffe dei Thindersticks, che partecipa all’architettura degli arrangiamenti, imprimendo loro sfumature chiaro oscure che tradiscono la vena introspettiva della band.

Sushi”, “Cathedral” e “Mother” i momenti migliori dell’album, perfette espressioni della naturalezza con cui Morgane Imbeaud e Mark Damail riescono a creare lievi sinfonie dolceamare. Le voci, o meglio i sussurri, di Mark e Morgane si intrecciano e si rincorrono in un call & response lungo 12 brani, lasciandosi accompagnare da laconici arpeggi di chitarra. A metà tra l´intimismo quasi maniacale di Brett Anderson ed i bucolicismi “illinoisiani” di Sufjan Stevens, i Cocoon imbastiscono con successo le trame di un folk “da camera” timido e pacato, riflesso di un’attitudine minimalista che si addice molto all’immagine delicata dei due musicisti.

Sembra quasi di vederli, Morgane e Mark, intenti a creare le loro raffinate composizioni attorno al camino di una casetta nella campagna francese come due perfetti chanteurs venuti dal passato. Sconsigliati dunque a chi rifugge dalle malinconie soft–pop: la musica dei Cocoon é fatta per timidi sognatori.

Valentina Lonati

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