Deer Tick Negativity

Deer Tick Negativity 3/5
I Deer Tick cercano di far quadrare il cerchio, di trovare un equilibrio fra brufolose irruenze adolescenziali e gravose introspezioni intellettuali. Forse, semplicemente, dovrebbero smetterla e accettarsi così come sono, facendo semplicemente quello che riesce loro meglio. “Negativity” si muove sempre in quel territorio di rock folk di stampo stelle e strisce, lo stesso calderone

I Deer Tick cercano di far quadrare il cerchio, di trovare un equilibrio fra brufolose irruenze adolescenziali e gravose introspezioni intellettuali. Forse, semplicemente, dovrebbero smetterla e accettarsi così come sono, facendo semplicemente quello che riesce loro meglio. “Negativity” si muove sempre in quel territorio di rock folk di stampo stelle e strisce, lo stesso calderone in cui, fra i tanti, sguazzano Springsteen e Dylan. Di conseguenza, il suono di “Negativity” si muove fra gli anni 60 e i primissimi anni 80 con un occhio però all’esperienza dei Nirvana che qua e là traspare evidente. Il tutto viene proposto in modo intelligente e sostanzialmente elegante benché tendente al didascalico, ma finché i brani funzionano non è un grosso problema.

I brani infatti sono azzeccati e ben costruiti e il disco scorre alla grandissima lasciandoti alla fine dell’ascolto impregnato in una cappa oscura senza sapere perché. Va però ammesso che un paio di episodi tendono un po’ a rovinare il mood complessivo del lavoro: si tratti di quei capitoli più zuccherosi e pulitini tipo “Just Friends” e “The Dream’s In The Ditch” che se non fosse per i testi tutt’altro che ottimisti, potrebbero essere azzeccate sigle per sorrisatissime sitcom.

Stefano Di Noi


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