Die! Die! Die! – Form

Die Die Die Form /5
Difficile trovare a mio avviso, in questi primi mesi del 2011, un disco più carico a livello di potenza e grinta musicale; certo, il genere proposto dai Die! Die! Die! non è il pop ladygagaiano che può spopolare in tutto il mondo e raggiungere la vetta di ogni classifica, ma, almeno per gli amanti di

Difficile trovare a mio avviso, in questi primi mesi del 2011, un disco più carico a livello di potenza e grinta musicale; certo, il genere proposto dai Die! Die! Die! non è il pop ladygagaiano che può spopolare in tutto il mondo e raggiungere la vetta di ogni classifica, ma, almeno per gli amanti di un certo tipo di sonorità e sperimentazioni, “Form” potrebbe essere visto come una gran bella ventata di freschezza.

La band neozelandese è ormai giunta al suo terzo album ed ha maturato un’esperienza tale per potersi permettere un disco dritto, potente e viscerale come questo. La volontà di creare un ambiente sonoro nuovo si evince già dalla prima traccia, “Caseman”, mentre nel singolone “We Built Our Own Oppressors”, in “Daze” ed anche in “How Ye” si ha una notevole virata verso il noise e lo shoegaze che pare ricordare i Jesus And Mary Chain; c’è da dire che i Die! Die! Die! si distinguono principalmente per una caratteristica: qualunque cosa facciano, riescono a farla estremamente bene!

Una menzione più che speciale va a “Frame”, probabilmente ciò che di meglio è riuscito a questa band considerando tutti e tre gli album prodotti sino ad ora, sicuramente i tre minuti e mezzo che si farebbero ascoltare a chi per la prima volta si accosta a questo gruppo. Tre minuti e mezzo che racchiudono lo spirito dei Die! Die! Die! nella sua completezza, in ogni sfaccettatura che li ha sin qui caratterizzati, senza tralasciare le imperfezioni.

La speranza è che, da qui in poi, riescano a produrre dischi con dieci pezzi come “Frame” ma, poiché si tratta di assurde ed inutili utopie, basterebbe riuscire a mantenersi sui livelli di questo lavoro per poter continuare a sperare di vedere riconosciuto il proprio talento in una piazza ed in un mercato molto più ampio rispetto a quello neozelandese o australiano; di sicuro, la possibilità di aver accompagnato ed aperto date live di artisti come Wire, Pixies, Slint e The Blood Brothers, per ora potrebbe anche essere sufficiente a placare e soddisfare la brama di successo del complesso, a patto che questo sia solo un punto di partenza e non di arrivo.

Federico Croci

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