Diecidenti – Borderline

/5
Bene, credo ci si trovi tutti d’accordo nell’indicare la morte del grunge al quinto giorno di aprile del 1994; sono passati diciassette anni ormai, inutile dire che da quel giorno in poi tutti, chi più chi meno, siamo stati influenzati dall’aura di un certo Kurt Donald Cobain. Parlare oggi, nel 2011, di grunge o post-grunge

Bene, credo ci si trovi tutti d’accordo nell’indicare la morte del grunge al quinto giorno di aprile del 1994; sono passati diciassette anni ormai, inutile dire che da quel giorno in poi tutti, chi più chi meno, siamo stati influenzati dall’aura di un certo Kurt Donald Cobain. Parlare oggi, nel 2011, di grunge o post-grunge credo sia solo una sterile categorizzazione utile alla scaffalatura di un album all’interno di un negozio di dischi; se invece per post-grunge s’intende un animo, un’indole simile a quella degli anni novanta che i Nirvana avevano incarnato e catalizzato in “Nevermind”, nella voce roca e disperata di Kurt e nella batteria martellante di Dave, allora questo può avere un senso. C’è ancora chi questo spirito l’ha vissuto e condiviso ed ancora oggi una fiammella continua a bruciare, pronta a divampare come un incendio impossibile da controllare; un po’ come ogni canzone dei Nirvana.

Nati nel 2009 da una comune voglia di poter urlare a tutti i propri pensieri, dopo alcuni cambi nella line-up, i Diecidenti si stabilizzano nella forma classica delle band alternative, il trio chitarra (voce), basso e batteria, rispettivamente Pol, Gia e Tony. L’unico componente con un passato ben delineato nella scena musicale è quello di Pol che ha militato nel gruppo punk-rock milanese dei Radio Vudù mentre gli altri due hanno sempre e solo suonato per diletto; quest’avventura, quindi, potrebbe far emergere dell’inesperienza da parte del trio, nonostante le primavere che tutti e tre hanno sulle spalle. Completamente auto-prodotto e registrato dopo molti mesi di session, “Borderline” rappresenta l’inizio di un percorso che si spera possa vedere in quest’uscita solo il primo di tanti tasselli che andranno a comporre il mosaico Diecidenti. L’apertura del disco è affidata al pezzo di maggior efficacia di tutto il (per ora) breve repertorio, “Plastica”, che arriva addosso come un camion e si incolla addosso per cinque minuti senza lasciare all’ascoltatore alcuna via di scampo. Nel sound dei Diecidenti è possibile ritrovare le influenze di gruppi come Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam e, per restare in Italia, Timoria e Verdena; l’abilità nella scrittura dei testi, condivisa da Gia e Pol, combinata sapientemente con dei riff di chitarra semplici contrastati da alcuni complicati virtuosismi, si fa sentire soprattutto nei testi più impegnati dal punto di vista sociale come “Grigio Clandestino”, “Aspetto Nel Fuoco” e “Capre”.

Un inizio così deciso può essere anche un’arma a doppio taglio, bisogna rimanere almeno su questi livelli e cercare di inseguire un continuo miglioramento dovuto ad una crescente consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità.
Questo è ciò che ci auguriamo tutti.

Federico Croci

Condividi.