Don Airey – All Out

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Nel lontano 1989, Don Airey ci aveva portato su una delle vette più alte del mondo con “K2 – Tales Of Triumph And Tragedy”; recentemente, nel 2008, grazie a “A Light In The Sky” ci aveva permesso di viaggiare per un’ora fra gli astri del cielo. Oggi torna di nuovo in pista, pronto a regalarci

Nel lontano 1989, Don Airey ci aveva portato su una delle vette più alte del mondo con “K2 – Tales Of Triumph And Tragedy”; recentemente, nel 2008, grazie a “A Light In The Sky” ci aveva permesso di viaggiare per un’ora fra gli astri del cielo. Oggi torna di nuovo in pista, pronto a regalarci un altro album: “All Out”. Un riff di chitarra incisivo, accompagnato da tastiere a tratti un po’ oscure, scandisce l’inizio di “The Way I Feel Inside”, in cui Carl Senteance sfodera una voce ed una carica che vanno letteralmente a braccetto con le vigorose atmosfere del brano. Arriviamo quindi a“Estancia”, pescata dal repertorio di Alberto Ginastera, l’autore di “Toccata”, portata alla ribalta dagli Emerson, Lake & Palmer in “Brain Salad Surgery”: in questo caso Don predilige l’uso dell’Hammond, con il quale si abbandona a suoni piuttosto irruenti, affiancandovi il synth che attribuisce un tocco futuristico al tutto. “People In Your Head” ha uno stile ricongiungibile alla prima traccia e presenta un ritornello abbastanza catchy (complice la voce di Senteance che si presta bene sia ai pezzi pesanti, che a quelli più orecchiabili). E’ proprio qua che appare il primo ospite del disco, Joe Bonamassa: lo stile del chitarrista è, come sempre, inconfondibile e, proprio per questo, l’apice della canzone corrisponde al suo assolo. Segue “B’cos”, strumentale di cinque minuti strutturata alla perfezione che, dopo una partenza tutta tastiere, vede l’Hammond unirsi alle sei corde, dando origine ad un turbine di note avvolgente e caldo. “Running From The Shadows”, nonostante la presenza dell’ex Whitesnake Bernie Mardsen, risente di una vena AOR troppo melensa, mentre la successiva “Right Arm Overture” fa toccare all’album il proprio apice: vera gemma prog in cui gli inserti tasti eristici di Airey fanno da collante ai numerosi cambi di tempo. C’è spazio anche per un omaggio a Hendrix e alla sua “Fire”, resa magistralmente grazie ad un elettrizzante duello chitarra/tastiera. Dopo l’ottima ballad “Long Road” e l’hard rock sfrenato di “Wrath Of Thor”, ecco la chiusura con “Tobruck” che dimostra ancora una volta come il buon Don forse non faccia molti album, ma sbagli davvero poco quando scende in campo. Da ascoltare.

Grazie a Martina Decio

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