Drive By Truckers – Go Go Boots

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E’ sempre curioso osservare generi musicali particolarmente legati alla loro terra d’origine attecchire e trovare seguito anche in luoghi diametralmente opposti. E’ il caso del country e tutti i suoi derivati: come fa a piacerti se l’Alabama non sai neanche puntarla sulla cartina? I Drive By Truckers hanno la risposta: l’immaginario. La prolifica band di

E’ sempre curioso osservare generi musicali particolarmente legati alla loro terra d’origine attecchire e trovare seguito anche in luoghi diametralmente opposti. E’ il caso del country e tutti i suoi derivati: come fa a piacerti se l’Alabama non sai neanche puntarla sulla cartina? I Drive By Truckers hanno la risposta: l’immaginario.

La prolifica band di Patterson Hood (una dozzina di dischi in poco più di 10 anni) è forse la più grande band ‘giovane’ di country e southern (ma country vero eh? no Hanna Montana o i Kings Of Leon che cercano il singolazzo per la radio). Uno dei loro punti di forza, al di là delle doti musicali, è la capacità di creare immagini vivide e coinvolgenti. Loro ti prendono e ti portano lì, sulla scena del crimine. Poche band riescono a creare storie così vivide, personaggi così realistici. Eccoci proiettati nel profondo sud degli Stati Uniti, e non certo a cantare sweet home alabama all day long. Piuttosto ad osservare il tessuto sociale, le tragedie della vita di tutti i giorni, in una sorta di noir sudista. Ecco materializzarsi il figlio del predicatore, con un lavoro al benzinaio e una fidanzata teenager incinta, poi la moglie uccisa dal marito violento, poi il veterano, l’ex-poliziotto…

Go-Go Boots” nasce dalle stesse registrazioni del precedente “The Big To Do” (2010): ne condivide il sound ma ha una collezione di canzoni decisamente più rilassata. Anche nella loro discografia, questo ultimo disco si posiziona tra i più tranquilli: più spazio a chitarre acustiche e melodia, niente brani scassoni redneck, poco risalto al trio di chitarre alla Lynyrd Skynyrd (svettano solo nella conclusiva “Mercy Buckets”), più feeling alla Crosby Stills & Nash. L’album, anche se un po’ lungo, rimane sempre vario e interessante: ci sono le dolci “Dancin’ Ricky” e “Where’s Eddie” cantate dalla bassista Shonna, “Assholes” che potrebbe uscire da un Keith Richards d’annata, la springsteeniana “Everybody Needs Love” (uno dei pezzi migliori), l’atmosfera di “Used To Be A Cop”. Non sarà il loro disco migliore ma ha classe sconfinata e diverse gemme.

Marco Brambilla

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