[Dub/Elettronica/World] Asian Dub Foundation – …

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  [Dub/Elettronica/World] Asian Dub Foundation – Punkara (2008)   Target Practice  – Burning Fence – Superpower – Speed of Light – Ease Up Caesar – Living Under the Radar – S.O.C.A. – Altered Statesmen – Bride of Punkara – Stop the Bleeding – No Fun http://www.asiandubfoundation.com/ Dopo ormai più di dieci anni di carriera e

 


[Dub/Elettronica/World] Asian Dub Foundation – Punkara (2008)

 

Target Practice  – Burning Fence – Superpower – Speed of Light – Ease Up Caesar – Living Under the Radar – S.O.C.A. – Altered Statesmen – Bride of Punkara – Stop the Bleeding – No Fun

http://www.asiandubfoundation.com/

Dopo ormai più di dieci anni di carriera e undici album, gli Asian Dub Foundation rimangono gli unici superstiti di quei primi anni novanta in cui le necessità di una denuncia politica e sociale andavano a braccetto con la world music, l’elettronica ed il raggamuffin. Di tutti i baluardi del dissenso in salsa alt rock ci sono rimasti soltanto loro.

Non deludono mai, però.
In questo cd,  aperto con la velocità di Target Practice e chiuso con una cover di No Fun  trasformata in un inno da ghetto violento cantato con Iggy Pop (che li ha definiti la miglior live band degli ultimi trent’anni), si imbarcano in esperimenti dubstep come Bride Of Punkara e ci regalano la loro prima canzone più accessibilmente rock, Living Under The Radar, che si fa notare per le chitarre distorte di impianto decisamente hardcore.

Spesso e volentieri alcune tracce sfiorano però il cattivo gusto, i cori femminili risultano ridondanti così come certi beat decisamente troppo datati, tutto questo non è altro, però, che quello che i fan vogliono sentire, quello a cui ci hanno abituati da anni.
Di S.O.C.A, lo strumentale utilizzato come momento “Chill Out” dopo la ruvida Living Under The Radar, esiste anche una versione cantata da Eugene Hutz dei Gogol Bordello.

Certamente non è il miglior cd di questo gruppo, che risente forse anche della sostituzione del cantante, ma di sicuro è il più accessibile e rimane una delle poche voci di dissenso politico in un periodo musicale fin troppo legato all’intimismo.

Francesca Stella Riva

 

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