Eldritch – Gaia’s Legacy

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Da queste parti abbiamo sempre avuto un debole più o meno evidente per gli Eldritch, una delle migliori band italiane in ambito progressive, reinventatasi in chiave prog/thrash negli anni duemila (pubblicando almeno due bombe come “Reverse” e “Neighbourhell” su quattro studio record in tutto) e capace ora di riportare indietro la lancetta del tempo di

Da queste parti abbiamo sempre avuto un debole più o meno evidente per gli Eldritch, una delle migliori band italiane in ambito progressive, reinventatasi in chiave prog/thrash negli anni duemila (pubblicando almeno due bombe come “Reverse” e “Neighbourhell” su quattro studio record in tutto) e capace ora di riportare indietro la lancetta del tempo di tredici anni con il nuovo album “Gaia’s Legacy“. Era infatti il 1998 quando usciva “El Nino“, disco riconosciuto come uno degli apici (forse quello assoluto) della carriera dei Nostri.

Ora, dopo un silenzio discografico di tre anni (considerando “Livequake” quale ultima release ufficiale) riecco Terence Holler e compagni riproporre un concept progressive, questa volta ispirandosi all’opera di Al Gore “An Inconvenient Truth” e costruendo il mood oscuro e portatore di cattivi presagi intorno alle disastrose condizioni in cui versa il pianeta terra. Strutture intricate e buone interazioni tra chitarre e tastiere per undici pezzi (più cover) non certo assimilabili al primo ascolto. Riuscito il recupero delle sonorità pre duemila e molto buono l’amalgama complessivo con il dna degli Eldritch post 2001: “Gaia’s Legacy” si rivolge a un pubblico settoriale e amante di sonorità sì dure ma attentissime alle melodie e alle armonie di qualità alternate a passaggi più aggressivi. Esempio perfetto di quanto appena esposto è la successione tra le centrali “Mother Earth” ed “Everything’s Burning“. Tutto il lavoro è tuttavia godibile, ben bilanciato ed è da considerarsi come uno dei migliori riassunti possibili di quanto fatto dagli Eldritch all’interno di una carriera oramai discretamente lunga.
Un passo coraggioso e la volontà di dimostrare che il talento e la professionalità sono sempre stati marchi di fabbrica di una band troppo spesso dimenticata nei nostri confini. Graditissimo ritorno.

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