[Electro-Tribal] Gang Gang Dance – Saint …

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[Electro-Tribal] Gang Gang Dance – Saint Dymphna (2008) Bebey – First Communion – Blue Nile – Vacuum – Princes – Inners Space – Afoot – House Jam – Interlude – Desert Storm – Dust http://www.myspace.com/ganggangdancehttp://www.warprecords.com Raramente una casa così specializzata e così di culto come la Warp sbaglia il colpo, infatti anche in questo caso

[Electro-Tribal] Gang Gang Dance – Saint Dymphna (2008)

Bebey – First Communion – Blue Nile – Vacuum – Princes – Inners Space – Afoot – House Jam – Interlude – Desert Storm – Dust

http://www.myspace.com/ganggangdance
http://www.warprecords.com

Raramente una casa così specializzata e così di culto come la Warp sbaglia il colpo, infatti anche in questo caso siamo di fronte ad una proposta insolita e sicuramente non banale, che molto si distacca dalla massa dei gruppi di genere che ogni anno invade il mercato.
Il nuovo album dei Gang Gang Dance, dedicato alla santa protettrice delle malattie mentali e dell’epilessia, si presenta tanto multiforme quanto ormai perfettamente definito riguardo ai riferimenti stilistici e alla poetica di fondo.
Filo conduttore di tutta l’opera è l’atmosfera tribale che traspare dalla scelta dei campionamenti e dei suoni. Possiamo ad esempio ascoltare uno shofar in Desert Storm, delle percussioni latineggianti in Bebel (la traccia di apertura) e una voce che molto indulge in scale arabe e vocalizzi, presente però solo in alcuni brani.
Spesso da padrone la fanno le tastiere, a volte un po’ troppo indulgenti al kitsch e chiaramente riferite ai tardi anni ottanta, a volte sfrontatamente citazioniste di nomi quali gli Aphex Twin, come si nota ad esempio in Vacuum, una delle tracce migliori dell’album. Altra bellissima sorpresa, quasi alla fine, è la già citata Desert Storm, la più intrigante per l’ utilizzo della voce e per la scelta della strumentazione, uno di quei pezzi che mirano a dipingere paesaggi lontani e trasportare la mente altrove, come del resto è chiaro intento del cd fin dalla scelta della copertina.

A ben pensare c’è poco di quest’album che lasci perplessi: se anche venisse ripulito dalla patina retrò kitsch e superata che è il suo tallone d’Achille,  perderebbe le sue caratteristiche evocative e la maggior parte del suo senso. Un cd che è un po’ “prendere o lasciare”, quindi: di sicuro non è per tutti, ma se l’elettronica e la musica tribale sono il vostro pane, farà di sicuro per voi.
 
Francesca Stella Riva

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