[Electro/IDM] Tim Exile – Listening Tree (2009)

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  Don’t Think We’re One – Family Galaxy – Fortress – There’s Nothing Left Of Me But Her And This – Pay Tomorrow – Bad Dust – Carouselle – When Every Day’s A Number – Listening Tree – I Saw The Weak Hand Fall http://www.myspace.com/timexilehttp://www.warprecords.com Listening Tree è sicuramente l’album più propriamente “Pop” che sia

 

Don’t Think We’re One – Family Galaxy – Fortress – There’s Nothing Left Of Me But Her And This – Pay Tomorrow – Bad Dust – Carouselle – When Every Day’s A Number – Listening Tree – I Saw The Weak Hand Fall

http://www.myspace.com/timexile
http://www.warprecords.com

Listening Tree è sicuramente l’album più propriamente “Pop” che sia mai uscito dallo studio di Tim Exile: in questo lavoro il nuovo acquisto della Warp abbandona sia l’estetica gabber che i retaggi di  drum’nbass ormai stantia che avevano caratterizzato le sue produzioni precedenti in favore della sperimentazione digitale più estrema.

Pare infatti che durante un rituale propiziatorio si sia liberato di ogni effetto analogico e dei suoi sintetizzatori, per rimanere col solo portatile come strumento da live e da studio.  E’ diventato così un virtuoso sviluppatore di vari programmi di sampling che gli permettono di modificare in tempo reale la sua voce e i campionamenti, regalando ai suoi concerti una dimensione quasi da jam session. Qualcosa di molto interessante da vedere dal vivo, senza dubbio, ma poco utile al fine di farci innamorare di “Listening Tree”, assolutamente troppo perso in tecnicismi e troppo lavorato per essere apprezzato.

Peccato, perché le idee ci sarebbero: la struttura di “Don’t Think We’re One”, ad esempio,  così come le due tracce strumentali, sono tutte una buona dimostrazione della capacità di scrittura di Exile. Il problema sono le idee, perse in una moltitudine di canzoni che non sono né carne né pesce,  troppo curate e pop per piacere ai puristi dell’elettronica ma comunque troppo sintetiche per piacere ai “non iniziati”.
Exile non fa niente per catturare la nostra attenzione, si abbandona ad un cantato monocorde che declama testi dai toni messianici, o a derive di tempi dispari veramente dure da digerire, che sembrano messe lì solo per stupire l’ascoltatore. L’impressione finale è che le idee ci siano, così come le capacità, ma che manchi una cosa fondamentale, quando si fa arte: il gusto.

Francesca Stella Riva

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