[Electro/Psichedelico] The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik – Where Is Paolone? (2010)

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http://www.myspace.com/tccwomrhttp://www.locomotivrecords.com/ Che “Ci facciano e non ci siano”, tanto per rispondere ad una di quelle domande che ti pone la mamma quando vede i tuoi amici vestiti in modo strano, è inequivocabile. Il mondo che The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik ci svela nel corso di queste nove tracce di sana demenza mista a


http://www.myspace.com/tccwomr
http://www.locomotivrecords.com/

Che “Ci facciano e non ci siano”, tanto per rispondere ad una di quelle domande che ti pone la mamma quando vede i tuoi amici vestiti in modo strano, è inequivocabile.

Il mondo che The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik ci svela nel corso di queste nove tracce di sana demenza mista a lucidità tagliente come una lama è un mondo difficile da penetrare al primo ascolto, è quello che si vede in copertina: tre musicisti sospesi a dei cavi come dei deus ex-machina a “Fare lo Show” per giovani in cappello elegante e binocolo da teatro accompagnati da ragazze che fumano sigarette col bocchino.

“Lo Show” in questo caso è un tutto e niente introdotto dall’idiozia aerobica di “1st Stop: The Crazy Crazy Lesson”, che sta fra gli El Guapo ed Heather Parisi, e dalla cugina dei !!! “Tic Tic Tac”, una demenza che, stupefacendoci, vira poi bruscamente verso l’introspezione.
Ecco allora il post-rock alla Slint (o alla Massimo Volume, per dirla in italiano) di “Tum Tum Pa Tu – Tum Tum Tum Pa”, che però non ha né lo spleen esistenziale dei primi né la violenza dei secondi e il  math rock di “Soqquadro”, che lascia basiti per la distanza siderale che pone fra sé e i primi pezzi.

E tutto da vedere se il mix possa essere godibile o piuttosto risultare piuttosto caotico e poco pensato, facendo perdere di vista i pezzi interessanti dei quali “Where Is Paolone?” è pieno. 
È un peccato infatti che “43.252.003.274.489.856.000 combinazioni!” o “ Yellow House” siano sepolti nelle ultime posizioni, così com’è un peccato che ad aprire le danze siano due tracce più goliardiche che altro, col rischio di buttare il tutto in ridicolo, quando invece il ridicolo, eccezion fatta per la parodia rock’n’roll di “My Mama Told Me” (che sembra cantata da Elvis dopo un’indigestione di panini allo scoiattolo) è l’ultima preoccupazione.
Da rivedere i testi, che si perdono via nell’aggressività ma sono in realtà poco incisivi e non fanno altro che convalidare l’impressione generale che tutto quest’album sia più confuso che “pazzo”, più un’esagerazione che un colpo di genio, nonostante la lucidità, nonostante la bravura tecnica e non, nonostante l’impegno.

Francesca Stella Riva

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