[Elettro-Pop/Psych] Black Moth Super Rainbow …

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  [Elettro-Pop/Psichedelica] Black Moth Super Rainbow – Eating Us (2009) Born On A Day The Sun Didn’t Rise – Dark Bubbles – Twin Of Myself – Gold Splatter – Iron Lemonade – Tooth Decay – Fields Are Breathing – Smile The Day After Today – Bubblegum Animals – American Face Dust http://www.blackmothsuperrainbow.comhttp://www.myspace.com/blackmothsuperrainbow Il collettivo fricchettone

 

[Elettro-Pop/Psichedelica] Black Moth Super Rainbow – Eating Us (2009)

Born On A Day The Sun Didn’t Rise – Dark Bubbles – Twin Of Myself – Gold Splatter – Iron Lemonade – Tooth Decay – Fields Are Breathing – Smile The Day After Today – Bubblegum Animals – American Face Dust

http://www.blackmothsuperrainbow.com
http://www.myspace.com/blackmothsuperrainbow

Il collettivo fricchettone dei Black Moth Super Rainbow si tuffa nell’estate con un album di godibilissimo elettro-pop psichedelico, perfetto per staccare il cervello per un po’, appoggiarlo sul comodino e passare due ore immersi in testi volutamente insensati e volute di sintetizzatori analogici e voci passate attraverso il vocoder.

Pesantemente influenzati dalla scena francese, sia quella disco degli anni sessanta e settanta, sia quella contemporanea di gente come gli Air (fin troppo citati, rasentando il plagio), i Black Moth Super Rainbow hanno l’unico e pesante difetto di dipingere sempre con gli stessi colori, canzone dopo canzone, risultando ripetitivi anche dopo soli dieci minuti di album.
In questo senso, i pezzi più interessanti rimangono quelli che più si discostano dalle linee guida, l’ultima “American Face Dust”, ad esempio, in cui compare un banjo che cambia completamente l’atmosfera del brano, o la strumentale “Smile The Day After Today”, nella quale la voce, elemento principale di appiattimento, non si fa assolutamente rimpiangere.

Il resto è appunto un po’ tutto uguale, un uguale che può andarci bene se abbiamo voglia di svago e leggerezza, ma che assolutamente non ci può essere d’aiuto se stiamo cercando elettronica di qualità; in questo senso, è interessante recuperarsi il remix che i Go!Team hanno fatto di “Twin Of Myself”, pezzo cardine dell’album, per rendersi conto di come, svecchiati e spolverati un po’, questi pezzi possano suonare molto più interessanti. Ma si sa, i Go!Team sono tutta un’altra storia.

Francesca Stella Riva

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