[Elettronica] Telefon Tel Aviv – Immolate Yourself

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  [Elettronica] Telefon Tel Aviv – Immolate Yourself (2009) The Birds – Your Mouth – M – Helen Of Troy – Mostly Translucent – Stay Away From Being Maybe – I Made A Tree On The Wold – Your Every Idol – You Are The Worst Thing In The World – Immolate Yourself http://www.myspace.com/telefontelavivhttp://www.bpitchcontrol.de I

 

[Elettronica] Telefon Tel Aviv – Immolate Yourself (2009)

The Birds – Your Mouth – M – Helen Of Troy – Mostly Translucent – Stay Away From Being Maybe – I Made A Tree On The Wold – Your Every Idol – You Are The Worst Thing In The World – Immolate Yourself

http://www.myspace.com/telefontelaviv
http://www.bpitchcontrol.de

I Telefon Tel Aviv erano un duo formato da Joshua Eustis e Charles Cooper. Ora che Charles è morto, il 22 gennaio 2009, a soli 31 anni, probabilmente è finita anche la loro avventura.
 
Non è certo un gran momento per parlare del loro nuovo disco. C’è il rischio di non essere obiettivi e di farsi prendere dall’emozione. Tuttavia credo che, di fronte alla qualità artistica espressa in dieci anni da questo progetto, si possa correre il rischio di farsi prendere un po’ la mano. Perché i Telefon Tel Aviv sono stati, senza ombra di dubbio, tra gli esponenti più significativi della musica elettronica di questo primo scorcio di millennio. Chiamatela indietronica, chiamatela IDM, chiamatelo glitch, rimane un fatto: non è da tutti riuscire ad influenzare un’intera scena con due soli album in studio, pubblicati oltretutto in un lasso di tempo decisamente ampio. Eppure loro l’hanno fatto, e questa si chiama classe.

L’esordio, “Fahrenheit Fair Enough”, prendeva cervelloticamente forma dal contrasto fra levitanti tappeti ambientali e sfrigolanti disturbi glitch: tra Mùm, Dntel e Notwist. Con il successivo “Map Of What Is Effortless” il duo statunitense scopriva il potere della melodia, quella più calda ed avvolgente fornita dagli archi e dal piano rhodes: insomma, un disco più giocato sull’effusione degli affetti e meno sul calcolo matematico. Con “Immolate Yourself” il nuovo riferimento privilegiato è il synth – pop, inteso proprio nella sua accezione originaria: il ritmo si fa più marcato e deciso, quindi, ma accanto ad esso ancor più peso riveste la componente shoegaze delle melodie vocali, oltre al gusto, mai dimenticato, della rarefazione sonora. Se l’influenza Eighties in alcuni episodi si fa troppo opprimente e scontata, affossando il singolo “Helen Of Troy” e la depechemodiana “M”, è altrettanto vero che nella maggior parte dei casi è invece in grado di dispensare interessanti prospettive sintetiche: “Your Mouth” riveste di incalzanti beat delle interessanti divagazioni ambient, “Stay Away From Being Maybe” è electro – pop aggiornato al nostro tempo, mentre “Your Are The Worst Thing In The World” è uno splendido esempio di dance malinconica. Ma ancora meglio sono le trasognate song improntate ad un etereo ambient – shoegaze, ossia “Mostly Translucent”, la title – track e soprattutto “The Birds”, miglior pezzo del disco: un lungo crescendo ipnotico fa da sfondo a voci eteree, mentre il battito dancefloor s’insinua nelle pieghe della melodia; per certi versi potrebbe ricordare le migliori creazioni dei Planet Funk, quelli di “Non Zero Sumness”. Magnifica.

Con “Immolate Yourself” i Telefon Tel Aviv hanno dimostrato la loro abilità nel cesellare preziosi incastri sonori, sempre accurati e in grado di trasmettere una forte carica emotiva. In futuro avrebbero potuto stupirci ancora, ma purtroppo quest’opera rappresenta l’atto conclusivo di una carriera finita troppo presto.

Stefano Masnaghetti

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